E ora, qualcosa di completamente diverso.

Rieccomi, dopo gli ozi inglesi. Ma, prima di tornare a occuparci della stretta attualità, con le tre partite disputate dal Forest in mia assenza (i due pareggi con Leeds e Reading e la brutta sconfitta con il Bradford City in Coppa di Lega), vorrei fermare la vostra attenzione su tre oggetti che riguardano, invece, la nostra storia.

****

Oggi, a Derby, verrà inaugurata la prima statua al mondo dedicata a Peter Taylor. Sarà collocata al Pride Park, e ritrarrà insieme Pete e Brian. Non appena avremo a disposizione la fotografia del monumento, la pubblicheremo.

In fondo, dispiace un po' che un'iniziativa simile sia stata presa dalle Pecorelle, mentre il City Ground rimane tuttora privo di qualsiasi segno di riconoscimento per questo grande manager e talent scout. Ma, evidentemente, il sentimento di rabbia e di ostilità di molti tifosi del Forest per Peter, che si manifesta anche ora, nei commenti che leggo su blog e forum da parte dei tifosi più anziani, e che deriva dall'improvviso addio di Taylor ai Reds, per tornare agli odiati Rams, è ancora una ferita aperta.
Come lo fu, del resto, anche per Brian Clough, che non rivolse mai più la parola al suo più grande amico, nemmeno in occasione dell'unico incontro tra i due in campo, durante un derby tra Forest e Derby County.

Però, non può essere nemmeno sottovalutato il contributo di Taylor nella creazione del grande Forest campione d'Europa, e un segno di gratitudine e di riconciliazione, soprattutto in occasione del ventennale della morte del grande Pete, sarebbe un gesto molto opportuno.

****

È uscito un nuovo libro che parla di quegli anni, e che si preannuncia molto interessante: My Magic Carper Ride, l'autobiografia di Garry Birtles, il cui passaggio repentino dalla militanza nella Midlands League con il Long Eaton United e dal lavoro come posatore di moquette ai fasti della Coppa Europa (il suo trasferimento costò al Forest £2.000…) è una delle ultime autentiche leggende del calcio mondiale, prima dell'avvento degli eroi di plastica tutti procuratori e wags, meno umani dei decoder che ne trasmettono le immagini.

Il libro, uscito all'inizio di agosto, è già esaurito, e i miei tentativi per procurarmelo sono andati finora delusi, ma molti siti hanno già pubblicato degli stralci di questo testo apparentemente fondamentale. Vediamo, per esempio, come Garry racconta il suo ritorno al City Ground dopo il periodo di due anni passato al Manchester United, nelle stagioni che vanno dal 1980 al 1982. Birtles fu acquistato dai Red Devils alla fine del settembre del 1980, dopo che ebbe cominciato il campionato con il Forest segnando ben sei reti in nove partite, uno dei migliori inizi della sua carriera. Lo United pagò per il nostro tappezziere un milione duecenticinquantamila sterline, una delle somme più alte mai pagate per un giocatore inglese: Birtles segnò il suo primo gol per lo United la stagione successiva, a settembre del 1981, dopo trenta partite in bianco, anche se nella stagione 1981-82 il suo rendimento migliorò, e terminò il campionato con 11 reti, contribuendo a portare i Diavoli al quarto posto. Ma di Garry parleremo molto presto, in una puntata delle Leggende dedicata tutta al nostro tappezziere preferito. Lasciamogli la parola.

Il ritorno al Nottingham Forest

L'Evening Post pubblicò una mia fotografia: indossavo un abito scaroso e una cravatta ancora più scarosa, avevo una penna in mano e stavo sospeso sopra un foglio di carta.

Era una foto che voleva simboleggiare il mio ritorno al Forest, e al mio fianco c'era voi-sapete-chi: aveva un gigantesco ghigno sul volto, e la sua solita maglietta da rugby. Era come se non fossi mai andato via.

Dopo un tiramolla estenuante, con continui bluff e contro-bluff, con BC che continuava a tirare sul prezzo, il Man U fu trascinato per sfinimento a accettare un trasferimento per 250.000 sterline, dopo una richiesta iniziale di 300.000, e il Gaffer provava uno smisurato senso di compiacimento per quell'affare.

Non era tanto il fatto che fosse riuscito a trovare la strada per convincere Martin Edwards, e per ridurre le richieste dello United; era piuttosto per il fatto che aveva dimostrato di avere ragione sul mio conto, e sui grandi dubbi espressi sulla mia richiesta di lasciare il Forest un paio di anni prima, e sulle mie possibilità di giocare per lo United.

Nel percorso che portò al mio ritorno, aveva sprecato poco tempo per parlare dell'affare con lo United e dei miei problemi di ambientamento, dicendo solo che lui pensava che "Birtles sarebbe stato contento di tornare al City Ground".

Quando lasciai lo United, il mio salario era di 800 sterline a settimana; non solo il Gaffer mi prese a prezzo di saldo: mi convinse anche a firmare un contratto quinquennale, con un salario iniziale di 400 sterline a settimana, e un aumento di cento sterline alla settimana all'anno.

Derubò lo United e derubò anche me, ma, in verità, a me non importava nulla. Certo, per me la pacchia era finita, e una botta simile al mio portafoglio non era piacevole, ma accettai senza battere ciglio.

Mia figlia era appena nata, e quando seppi di avere la possibilità di tornare saltai di gioia. Sandra e io celebrammo con il Gaffer nel suo ufficio mangiando fish and chips e bevendo champagne.

Fu bello, anche se il sale e l'aceto [sale e aceto sono il tradizionale condimento per le patatine fritte nel fish and chips] resero la ferita aperta nel mio portafoglio un po' più dolorosa, e divenne subito chiaro il motivo per cui BC aveva contrattato come un pezzente il prezzo del trasferimento e il mio ingaggio.

Sopra la mia fotografia con l'abito scaruso, urlava un titolo con lettere alte almeno due pollici: "SIAMO PELATI".

Certo, se uno pensa, 400 sterline alla settimana erano tre volte la paga media nazionale; e perifino le ottocento sterline che Birtles prendeva allo United non erano una cifra mostruosa: corrispondono, più o meno, a £2700 in moneta attuale. Altri tempi, appunto: erano cifre che permettevano a un genio di portare il Forest a vincere la Coppa dei Campioni, impresa che oggi sarebbe del tutto impossibile, anche con un board composto da Brian Clough, Mourinho, Bismark e Gesù Cristo. Altri uomini, e altre storie. Continuare a rimpiangerli è probabilmente patetico, ma ricordarle, e leggere le memorie di chi ha vissuto questi tempi, soprattutto per chi li ha vissuti, è un piacere sempre vivido, anche se tinto di un po' di rimpianto e di nostalgia.

****

Cercando su YouTube materiali da sottoporre all'attenzione di chi frequenta questo blog, mi sono imbattuto in una vera e propria chicca: la canzone ufficiale del Forest Campione d'Europa, Whole World in Our Hands, o anche Nottingham Forest March, una parodia del gospel He's got the whole world in His hands, frutto della collaborazione tra il gruppo dei Paper Lace e i giocatori del Nottingham Forest, che, come era tradizione allora per le canzoni celebrative, parteciparono all'incisione insieme a un gruppo di tifosi che provvedettero ai cori.

I Paper Lace erano un gruppo pop di Nottingham, e passarono alla storia, per così dire, essenzialmente per due canzoni: Billy don't Be a Hero, e The Night Chicago Died, che raggiunsero la top five della UK Single Chart. Erano entrambe canzoni che facevano riferimento alla storia americana, la prima ambientata ai tempi della Guerra Civile, la seconda ai tempi del Proibizionismo, e ebbero, dunque, un buon successo anche negli USA.

Il singolo da 7" che conteneva la Nottingham Forest March nella B-side e che aveva una registrazione a voce singola e tradizionalmente pop della canzone nel lato A raggiunse il 24° posto nelle classifiche britanniche, e, incomprensibilmente, raggiunse la Top Ten in Olanda. È una canzone ironica e spiritosa (a me "Peter the keeper  with nothing to do" fa sempre molto ridere), e è davvero un bel ricordo di quella squadra.
Il verso "Yarwood, follow that!" è pronunciato da Brian Clough in persona. Si riferisce a Mike Yarwood, un attore inglese diventato notissimo come imitatore televisivo: tra le sue imitazioni più riuscite, anche quella di Brian Clough, che approfitta del disco per fare un riferimento un po' piccato proprio a quegli sketch.

Come dicevo prima, il calcio è, tuttora, uno sport meraviglioso, ma si ha come l'impressione che le storie che l'hanno reso così meraviglioso, come il miracolo del Forest, siano diventate impossibili; che il calcio viva un po' di rendita anche di quei tempi.

Buona visione, e fuori i fazzoletti.

We all agree Nottingham Forest are magic
We all agree Nottingham Forest are magic, are magic, are magic,…

Coro
We've got the whole world in our hands
We've got the whole wide world in our hands
We've got the whole world in our hands
We've got the whole world in our hands.

We've got the best team in the land
We've got the best damn team in the land
We've got the best team in the land
We've got the whole world in our hands.

There's Tony and Robbo and Martin O'Neil
There's Spider and Needham they'll never yield
There's Archie the Gemmill all over the field
We've got the best team in the land.

(Coro)

There's Colin and Withe(y) and Larry Lloyd too
McGovern and Burns(y) their pushing them through
And Peter the keeper with nothing to do
We've got the best team in the land.

We're gonna win
We're gonna win everything
So stand up and and sing for Clough(y) the king
(Cloughy, Cloughy, Cloughy…)

(Coro)

Peter Taylor and Ian and Johnny O'Hare
Jimmy the trainer he's taking good care
Know one can stop us they wouldn't dare
We've got the best team in the land

(Coro)

We've got the best team in the land
We've got the best damn team in the land
We've got the best team in the land
We've got the whole world in our hands.
"Yarwood, follow that!" 

(Coro)

Annunci

2 commenti

Archiviato in Canti e canzoni, forest legends

2 risposte a “E ora, qualcosa di completamente diverso.

  1. Immagini bellissime. Secondo te come verrà ricordato, tra una trentina d'anni, il football di oggi? Verranno innalzate statue in memoria di manager o dirigenti che hanno fatto vincere le squadre di oggi?

  2. No. Nemmeno per Alec Ferguson, penso. O, forse, solo per lui, ma non sarà mai circondato dall'aura di leggenda che si avverte palpabile quando tocchi le statue dedicate a Busby, a Clough, a Shanky o a Chapman. In fondo, se ci pensi, con i mezzi che ha avuto a disposizione, Alec ha fatto quello che doveva fare. (Parlo del periodo al Man U, perché all'Aberdeen ha fatto davvero cose degne di Brian Clough e di Bill Shankly).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...