Archivi del mese: agosto 2010

Dead-line.

Vabbè, lo saprete già, ma alle 18 (ora di Greenwich) è scaduto il termine ultimo della finestra di acquisizione e vendita di giocatori, e, come ampiamente previsto e prevedibile, il Forest è andato via liscio. Il trasferimento più clamoroso della giornata è stato quello del fortissimo islandese Gylfi Sigurdsson allo Hoffenheim per 6,5 milioni di sterline. Spiace, ma per quella cifra in Championship si vende anche la propria madre ai beduini.
In compenso, il Reading ha preso Harte, vecchia conoscenza del calcio internazionale, ex giocatore del Leeds formato europeo, a titolo definitivo, e Zurab Khizanishvili dal Blackburn in prestito stagionale.

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Nottingham Forest 1 – 1 Norwich City — Dove sono i ragazzi?

Il Norwich City è un'ottima squadra. Paul Lambert sta facendo un ottimo lavoro a Carrow Road, e sabato ha confermato di essere sulla strada giusta per costruire una squadra di Championship più che decente.

La partita dei Reds, invece, è stata davvero deludente. A detta di tutti gli osservatori, neutrali e di parte, ma anche dello stesso Gaffer del Forest, i Canaries avrebbero meritato di riportare nel Norfolk tre punti.

La cronaca della partita è presto fatta: il solito buon avvio del Forest (molto più breve del solito: diciamo tipo cinque minuti), un generale predominio del Norwich, il Forest è passato in vantaggio su un rigore molto dubbio fischiato per un fallo su Anderson e trasformato da Blackstock al 35°, il Norwich ha pareggiato sette minuti più tardi, con una punizione convertita in rete da una bella deviazione di Andy Croft, che ha superato in pallonetto Camp. Nel secondo tempo abbiamo avuto qualche occasione da lontano, con Earnshaw, compreso un palo all'89°, ma, nel complesso, il Norwich City è apparso più deciso e determinato nel cercare la vittoria.
Tra parentesi, è notizia di oggi il fatto che Russel Martin, l'autore del fatto punito dall'arbitro con il rigore, ha accusato Anderson di essersi chiaramente tuffato senza essere stato nemmeno toccato.

Più che la cronaca, per la quale rimando, per esempio, al ricco (e un po' partigiano) resoconto presente sul sito del Forest, vale la pena fare alcune notazioni su quanto è apparso abbastanza chiaro, a proposito della squadra, in queste prime quattro partite, in attesa di una sosta internazionale che introdurrà al cuore della prima parte della stagione.

1) Il problema principale del Forest, in queste prime partite, purtroppo ha un nome e un cognome: Paul McKenna. Lo skipper del Forest è del tutto irriconoscibile, da quando è rientrato dall'infortunio, la primavera scorsa. Impreciso, affannato, fuori forma, insicuro, evidentemente desideroso di giocare palloni per la squadra, ma del tutto inefficace nel farlo. È lento, e rallenta tutte le azioni offensive della squadra. Anche il suo lavoro di interdizione è stato molto inferiore a quello che soleva svolgere la scorsa stagione. Verso la fine della partita, è stato sostituito da McGougan, e è stato fischiato dal pubblico del City Ground. Un gesto ignobile da parte dei tifosi, nei confronti del nostro vecchio capitano, ma non privo di giustificazioni tecniche. Forse, sarebbe opportuno inserire Moussi al suo posto: la minore qualità dei piedi del mediano francese è compensata da un maggiore dinamismo, cosa apparsa evidente quando Moose è entrato all'inizio del secondo tempo al posto di Rado Majewski e durante tutta la partita con il Reading. Ah, sì, anche Majewski è stato molto meno efficace in questo inizio di stagione di quanto lo fu l'anno scorso.

2) I difensori centrali appaiono del tutto fuori forma, irriconoscibili rispetto alla coppia che aveva garantito lo scorso anno una lunghissima striscia di imbattibilità alla porta di Camp. Wes e Kelv (soprattutto il secondo) si sono fatti fumare come dilettanti da Martin e Holt, e solo la buona giornata di Camp e la scarsa mira degli avanti gialloverdi ha evitato al Forest una sconfitta.

3) Cohen sulla fascia sinistra è apparso nuovamente spaesato e inefficace. Viene meno le sue qualità principali, ovvero la sua capacità di inserirsi in area e il suo passaggio smarcante, mentre viene evidenziata la sua mancanza di passo da ala. Ora come ora, io giocherei con Cohen e Moussi in mezzo, e Anderson e Tyson sulle ali. In realtà, il problema è che abbiamo un'ala vera, Anderson. Gli altri che giocano sulle fasce sono chiaramente fuori ruolo. Non il massimo, se si punta sul 4-4-2 come fa Davies.

4) La panchina è davvero corta. Con il passare dei minuti e con il Forest in difficoltà appariva sempre più drammaticamente evidente come l'unico giocatore in panchina che avrebbe potuto essere inserito per cercare di dare più incisività all'attacco era Tyson, che in quattro partite non è ancora riuscito a centrare i pali della porta una volta.

5) Nella seconda parte della ripresa, Davies è passato a un 4-3-3 nel quale la squadra non è apparsa affatto a suo agio: la squadra è apparsa molto esposta sulle fasce (soprattutto Chambers è andato in gravissima difficoltà, senza nessuno davanti: può darsi che, con il rientro di Gunter, il modulo possa avere più senso: Bertrand, infatti, è stato il migliore in campo), e, in compenso, il gioco offensivo non ha tratto alcun giovamento dal cambiamento. Il nostro Gaffer è apparso nervoso, sotto pressione: conscio delle aspettative che si erano concentrate sul Forest e, probabilmente, gravato da molti dubbi sulla possibilità di poterle, almeno in parte, soddisfare.

6) Paul Anderson è, probabilmente, infortunato in modo piuttosto grave: questo vuol dire che nelle prossime partite potrebbe dover giocare spesso Tyson: il problema è che Davies pare voglia far giocare sulla sinistra Cohen, e che Tyson sulla destra è una vera disdetta. Non è un'ala di ruolo, e, come ala, ha, come unica qualità, la velocità; dal momento che è un giocatore che ha solo il sinistro, il fatto di dover rientare per passare o crossare la palla rende la sua unica qualità del tutto inutile. Se dovessi fare il la squadra e volessi giocare con il 4-4-2, metterei Tyson sulla sinistra e McGougan sulla destra, ma bisognerà aspettare di vedere la cosa importante, ovvero che cosa deciderà di fare Davies.

7) La condizione fisica di diversi giocatori appare tuttora precaria: oltre ai due centrali e a McKenna, anche Tyson e Cohen (parzialmente giustificati dal fatto che hanno giocato fuori posizione) sono apparsi decisamente sotto tono, dal punto di vista del passo e della tenuta atletica. Il fatto che Blackstock, nelle interviste del dopopartita, si sia dichiarato contento per la sosta, che avrebbe, a suo dire, permesso alla squadra di recuperare, appare piuttosto preoccupante, visto che i Reds hanno giocato solo quattro partite, tutte a distanza di una settimana una dall'altra.

8) In questo inizio di campionato, gli unici momenti davvero convincenti sono stati soprattutto la prima mezz'ora contro il Leeds e, in parte, il secondo tempo contro il Reading: di contro, appare sconcertante la mancanza di concentrazione di difesa e centrocampo, che consentono spesso, con rinvii sbagliati e disimpegni imprecisi, pericolosissime ripartenze agli avversari.

9) È ormai quasi certo che non arriverà nessuno, perlomeno fino a gennaio: con questa rosa a disposizione, penso di poter dire che dovremo essere molto fortunati per riuscire a reinserirci con qualche possibilità di successo nella lotta per la promozione. Con l'infortunio di Anderson, per riempire la panchina nel prossimo incontro saranno impiegati tutti gli uomini a disposizione in prima squadra. Con un altro infortunio, sarà necessario convocare i ragazzini.

10) Il pubblico è stato davvero indecente. Non solo il City Ground era mezzo vuoto: i fischi all'uscita di campo di McKenna e, soprattutto i boo alla fine della partita, a questo punto della stagione, mi sembrano assolutamente fuori luogo, insensati e molto pericolosi per le motivazioni e lo spirito dei giocatori. Però lo si sa, questo. Il pubblico di Nottingham è, storicamente, uno dei più esigenti e freddi del calcio inglese: ha bisogno di seri motivi per scaldarsi e per andare allo stadio, e bisognerebbe che board, giocatori e manager comincino a pensare seriamente come darglieli.

La cosa incoraggiante è che l'inizio della scorsa stagione fu anche peggio: due punti dopo quattro partite, con una disastrosa sconfitta interna per 4-2 contro il Watford. Il campionato è lungo, e, come ho avuto già modo di dire, i conti provvisori si potranno fare solo dopo il derby del 29 dicembre contro il Derby.

Nottingham Forest: Camp, Chambers, Morgan, Wilson, Bertrand, McKenna(C) (McGugan 71°), Majewski (Moussi 61°), Anderson (Tyson 54°), Cohen, Blackstock, Earnshaw.
In panchina: Darlow (GK), Lynch, Moloney, Adebola.
Ammoniti: Blackstock 46°, Cohen 57°.
Marcatore: Blackstock (R) 35min,

Norwich City: Ruddy, Martin, Drury, Crofts, Holt (C), Surman, Hoolahan, Martin, Smith, Barnett, Ward.
In panchina: Rudd (GK), Jackson, Fox, Lappin, Johnson, McNamee, Askou.
Marcatore: Crofts 42°

Arbitro: S W Mathieson
Spettatori: 21.890 di cui 2.532 ospiti

Position Squadra Giocate DR Punti
1 QPR 4 9 10
2 Cardiff 4 7 10
3 Ipswich 4 5 10
4 Millwall 4 7 9
5 Burnley 4 3 7
6 Leeds United 4 2 7
7 Norwich 4 2 7
8 Coventry 4 1 7
9 Doncaster 4 0 7
10 Barnsley 4 -1 7
11 Scunthorpe 4 1 6
12 Swansea 4 1 6
13 Reading 4 0 5
14 Watford 4 0 5
15 Derby 4 -1 4
16 Middlesbrough 4 -3 4
17 Sheff Utd 4 -3 4
18 Hull 4 -4 4
19 Nott'm Forest 4 -1 3
20 Crystal Palace 4 -4 3
21 Preston 4 -6 3
22 Bristol City 4 -5 2
23 Leicester 4 -5 1
24 Portsmouth 4 -5 1

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“The pigeons in Derby will welcome the news. There’ll be more room on my head to shit on than anyone else”

Con questo commento Brian Clough accolse la notizia del progetto di erigere una statua in suo onore fuori dal Pride Park.

Dopo tanti anni e tanti appelli da parte di tifosi e appassionati, il progetto si è realizzato, come anticipato nel post di ieri, e la statua dedicata alla coppia più vincente della storia del calcio inglese (mondiale?) è stata disvelata, alla presenza delle famiglie dei due grandi manager e dei dirigenti e dei giocatori di quel grande Derby County campione d'Inghilterra e semifinalista di Coppa dei Campioni. Le foto sono tratte dalla pagina Facebook dedicata all'iniziativa.

Nel corso della cerimonia, e, in particolare, dello svelamento, il telo è rimasto per lunghi minuti impigliato nel crapone di Brian Clough. Inutile dire quanto questo episodio abbia divertito il pubblico.


La signora Clough e la signora Taylor posano con lo scultore di fronte alla statua.


Alla base della statua, inserite tutto intorno, in una sorta di rosa dei venti, sono poste dodici placche che fanno riferimento a dodici luoghi decisivi per la carriera del grande duo. Insieme al Bernabeu di Madrid e allo Stadio Olimpico di Monaco, naturalmente c'è anche la placca che fa riferimento al vicinissimo City Ground. Tredici miglia di rivalità e, a volte, di odio che, per una volta, sono percorse dal ricordo comune di due grandi uomini.


La famiglia di Brian Clough, con la moglie Barbara e Nigel, secondo cannoniere di tutti i tempi per il Nottingham Forest e attuale allenatore del Derby County.


La famiglia di Peter Taylor, con la figlia, Wendy Dickinson, autrice di una monumentale biografia sul padre e, come avemmo modo di dire, grande tifosa del Derby County.


Insomma, una cerimonia bella e toccante, per un'iniziativa davvero meritoria, e per una statua che il Forest, probabilmente, avrebbe dovuto già provvedere a erigere per conto suo, con i due manager un po' più vecchi, e con la coppa dalle grandi orecchie tra i due.

Dio vi benedica, Pete e Brian. Possa la vostra memoria illuminare chi si occupa del nostro amato e meraviglioso club.

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E ora, qualcosa di completamente diverso.

Rieccomi, dopo gli ozi inglesi. Ma, prima di tornare a occuparci della stretta attualità, con le tre partite disputate dal Forest in mia assenza (i due pareggi con Leeds e Reading e la brutta sconfitta con il Bradford City in Coppa di Lega), vorrei fermare la vostra attenzione su tre oggetti che riguardano, invece, la nostra storia.

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Oggi, a Derby, verrà inaugurata la prima statua al mondo dedicata a Peter Taylor. Sarà collocata al Pride Park, e ritrarrà insieme Pete e Brian. Non appena avremo a disposizione la fotografia del monumento, la pubblicheremo.

In fondo, dispiace un po' che un'iniziativa simile sia stata presa dalle Pecorelle, mentre il City Ground rimane tuttora privo di qualsiasi segno di riconoscimento per questo grande manager e talent scout. Ma, evidentemente, il sentimento di rabbia e di ostilità di molti tifosi del Forest per Peter, che si manifesta anche ora, nei commenti che leggo su blog e forum da parte dei tifosi più anziani, e che deriva dall'improvviso addio di Taylor ai Reds, per tornare agli odiati Rams, è ancora una ferita aperta.
Come lo fu, del resto, anche per Brian Clough, che non rivolse mai più la parola al suo più grande amico, nemmeno in occasione dell'unico incontro tra i due in campo, durante un derby tra Forest e Derby County.

Però, non può essere nemmeno sottovalutato il contributo di Taylor nella creazione del grande Forest campione d'Europa, e un segno di gratitudine e di riconciliazione, soprattutto in occasione del ventennale della morte del grande Pete, sarebbe un gesto molto opportuno.

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È uscito un nuovo libro che parla di quegli anni, e che si preannuncia molto interessante: My Magic Carper Ride, l'autobiografia di Garry Birtles, il cui passaggio repentino dalla militanza nella Midlands League con il Long Eaton United e dal lavoro come posatore di moquette ai fasti della Coppa Europa (il suo trasferimento costò al Forest £2.000…) è una delle ultime autentiche leggende del calcio mondiale, prima dell'avvento degli eroi di plastica tutti procuratori e wags, meno umani dei decoder che ne trasmettono le immagini.

Il libro, uscito all'inizio di agosto, è già esaurito, e i miei tentativi per procurarmelo sono andati finora delusi, ma molti siti hanno già pubblicato degli stralci di questo testo apparentemente fondamentale. Vediamo, per esempio, come Garry racconta il suo ritorno al City Ground dopo il periodo di due anni passato al Manchester United, nelle stagioni che vanno dal 1980 al 1982. Birtles fu acquistato dai Red Devils alla fine del settembre del 1980, dopo che ebbe cominciato il campionato con il Forest segnando ben sei reti in nove partite, uno dei migliori inizi della sua carriera. Lo United pagò per il nostro tappezziere un milione duecenticinquantamila sterline, una delle somme più alte mai pagate per un giocatore inglese: Birtles segnò il suo primo gol per lo United la stagione successiva, a settembre del 1981, dopo trenta partite in bianco, anche se nella stagione 1981-82 il suo rendimento migliorò, e terminò il campionato con 11 reti, contribuendo a portare i Diavoli al quarto posto. Ma di Garry parleremo molto presto, in una puntata delle Leggende dedicata tutta al nostro tappezziere preferito. Lasciamogli la parola.

Il ritorno al Nottingham Forest

L'Evening Post pubblicò una mia fotografia: indossavo un abito scaroso e una cravatta ancora più scarosa, avevo una penna in mano e stavo sospeso sopra un foglio di carta.

Era una foto che voleva simboleggiare il mio ritorno al Forest, e al mio fianco c'era voi-sapete-chi: aveva un gigantesco ghigno sul volto, e la sua solita maglietta da rugby. Era come se non fossi mai andato via.

Dopo un tiramolla estenuante, con continui bluff e contro-bluff, con BC che continuava a tirare sul prezzo, il Man U fu trascinato per sfinimento a accettare un trasferimento per 250.000 sterline, dopo una richiesta iniziale di 300.000, e il Gaffer provava uno smisurato senso di compiacimento per quell'affare.

Non era tanto il fatto che fosse riuscito a trovare la strada per convincere Martin Edwards, e per ridurre le richieste dello United; era piuttosto per il fatto che aveva dimostrato di avere ragione sul mio conto, e sui grandi dubbi espressi sulla mia richiesta di lasciare il Forest un paio di anni prima, e sulle mie possibilità di giocare per lo United.

Nel percorso che portò al mio ritorno, aveva sprecato poco tempo per parlare dell'affare con lo United e dei miei problemi di ambientamento, dicendo solo che lui pensava che "Birtles sarebbe stato contento di tornare al City Ground".

Quando lasciai lo United, il mio salario era di 800 sterline a settimana; non solo il Gaffer mi prese a prezzo di saldo: mi convinse anche a firmare un contratto quinquennale, con un salario iniziale di 400 sterline a settimana, e un aumento di cento sterline alla settimana all'anno.

Derubò lo United e derubò anche me, ma, in verità, a me non importava nulla. Certo, per me la pacchia era finita, e una botta simile al mio portafoglio non era piacevole, ma accettai senza battere ciglio.

Mia figlia era appena nata, e quando seppi di avere la possibilità di tornare saltai di gioia. Sandra e io celebrammo con il Gaffer nel suo ufficio mangiando fish and chips e bevendo champagne.

Fu bello, anche se il sale e l'aceto [sale e aceto sono il tradizionale condimento per le patatine fritte nel fish and chips] resero la ferita aperta nel mio portafoglio un po' più dolorosa, e divenne subito chiaro il motivo per cui BC aveva contrattato come un pezzente il prezzo del trasferimento e il mio ingaggio.

Sopra la mia fotografia con l'abito scaruso, urlava un titolo con lettere alte almeno due pollici: "SIAMO PELATI".

Certo, se uno pensa, 400 sterline alla settimana erano tre volte la paga media nazionale; e perifino le ottocento sterline che Birtles prendeva allo United non erano una cifra mostruosa: corrispondono, più o meno, a £2700 in moneta attuale. Altri tempi, appunto: erano cifre che permettevano a un genio di portare il Forest a vincere la Coppa dei Campioni, impresa che oggi sarebbe del tutto impossibile, anche con un board composto da Brian Clough, Mourinho, Bismark e Gesù Cristo. Altri uomini, e altre storie. Continuare a rimpiangerli è probabilmente patetico, ma ricordarle, e leggere le memorie di chi ha vissuto questi tempi, soprattutto per chi li ha vissuti, è un piacere sempre vivido, anche se tinto di un po' di rimpianto e di nostalgia.

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Cercando su YouTube materiali da sottoporre all'attenzione di chi frequenta questo blog, mi sono imbattuto in una vera e propria chicca: la canzone ufficiale del Forest Campione d'Europa, Whole World in Our Hands, o anche Nottingham Forest March, una parodia del gospel He's got the whole world in His hands, frutto della collaborazione tra il gruppo dei Paper Lace e i giocatori del Nottingham Forest, che, come era tradizione allora per le canzoni celebrative, parteciparono all'incisione insieme a un gruppo di tifosi che provvedettero ai cori.

I Paper Lace erano un gruppo pop di Nottingham, e passarono alla storia, per così dire, essenzialmente per due canzoni: Billy don't Be a Hero, e The Night Chicago Died, che raggiunsero la top five della UK Single Chart. Erano entrambe canzoni che facevano riferimento alla storia americana, la prima ambientata ai tempi della Guerra Civile, la seconda ai tempi del Proibizionismo, e ebbero, dunque, un buon successo anche negli USA.

Il singolo da 7" che conteneva la Nottingham Forest March nella B-side e che aveva una registrazione a voce singola e tradizionalmente pop della canzone nel lato A raggiunse il 24° posto nelle classifiche britanniche, e, incomprensibilmente, raggiunse la Top Ten in Olanda. È una canzone ironica e spiritosa (a me "Peter the keeper  with nothing to do" fa sempre molto ridere), e è davvero un bel ricordo di quella squadra.
Il verso "Yarwood, follow that!" è pronunciato da Brian Clough in persona. Si riferisce a Mike Yarwood, un attore inglese diventato notissimo come imitatore televisivo: tra le sue imitazioni più riuscite, anche quella di Brian Clough, che approfitta del disco per fare un riferimento un po' piccato proprio a quegli sketch.

Come dicevo prima, il calcio è, tuttora, uno sport meraviglioso, ma si ha come l'impressione che le storie che l'hanno reso così meraviglioso, come il miracolo del Forest, siano diventate impossibili; che il calcio viva un po' di rendita anche di quei tempi.

Buona visione, e fuori i fazzoletti.

We all agree Nottingham Forest are magic
We all agree Nottingham Forest are magic, are magic, are magic,…

Coro
We've got the whole world in our hands
We've got the whole wide world in our hands
We've got the whole world in our hands
We've got the whole world in our hands.

We've got the best team in the land
We've got the best damn team in the land
We've got the best team in the land
We've got the whole world in our hands.

There's Tony and Robbo and Martin O'Neil
There's Spider and Needham they'll never yield
There's Archie the Gemmill all over the field
We've got the best team in the land.

(Coro)

There's Colin and Withe(y) and Larry Lloyd too
McGovern and Burns(y) their pushing them through
And Peter the keeper with nothing to do
We've got the best team in the land.

We're gonna win
We're gonna win everything
So stand up and and sing for Clough(y) the king
(Cloughy, Cloughy, Cloughy…)

(Coro)

Peter Taylor and Ian and Johnny O'Hare
Jimmy the trainer he's taking good care
Know one can stop us they wouldn't dare
We've got the best team in the land

(Coro)

We've got the best team in the land
We've got the best damn team in the land
We've got the best team in the land
We've got the whole world in our hands.
"Yarwood, follow that!" 

(Coro)

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E i Gallesi che si incazzano…

E è anche difficile dar loro torto. Se fai le bullate che fanno Barcellona o Real Madrid senza avere il diritto di impunità che hanno il Barcellona e il Real Madrid (vedi il caso Fabregas, con le grottesche indicazioni di dirigenti e giocatori catalani su quando Cesc andrà o non andrà a rinforzare i Blaugrana, senza aver scambiato nemmeno un sms con i dirigenti dell'Arsenal), è giusto pagarne le conseguenze.

Le esternazioni di Arthur a Radio Nottingham, che ieri avevo (troppo benevolmente) definito "insolitamente esplicite", hanno giustamente mandato su tutte le furie i dirigenti dei Cigni e degli Uccelli Blu, facendoli concordare e coalizzare su una cosa, il che è miracoloso quasi come mettere d'accordo Hamas e Likud.

Mark, tra persone e squadre per bene il tap-up non si fa.

Il tap-up è, appunto, il termine tecnico con il quale in Inghilterra si chiama la pratica nella quale sono specializzati Real e Barça: andare direttamente da un giocatore sotto contratto da un'altra squadra senza passare per i canali legittimi, e dirgli: "dai Ciccio, che ti frega, vieni con noi che ti diamo un paio di fantastiliardi in più di quello che prendi ora", al che Ciccio e, soprattutto, l'agente di Ciccio cominciano a rompere fragorosamente i coglioni al vecchio club dicendo cose come "nessuno può essere costretto a giocare in un club contro la sua volontà" o anche, quelli più colti, "sento il bisogno di fare un'altra scelta di vita", finché il vecchio club, preso dallo sfinimento, non acconsente alla cessione, con buona pace dei contratti firmati e controfirmati.

Voglio dire, a chi non piacerebbe, dopo aver firmato un contratto di mutuo, andare dalla propria banca a dire "nessuno può essere costretto a pagare le rate contro la propria volontà, rivendico il mio diritto a fare un'altra scelta di vita". I calciatori professionisti questo possono farlo.

Ma sentite un po' che cosa hanno dichiarato i bravi dirigenti gallesi. Roba forte.

Dave Jones (manager del Cardiff City): Se questo non è un tap-up spudorato, non so che cosa sia. Bisogna che la Lega valuti la vicenda. Arthur non aveva nessun diritto di dire le cose che ha detto. Se è interessato al giocatore, faccia il favore di dire quello che deve dire alle persone giuste, senza fare dichiarazioni mediatiche, cianciando sul fatto che i nostri giocatori non sarebbero contenti. Se sa davvero che Whitts è infelice, si vede che lo conosce meglio di suo fratello, perché a me non ha mai detto nulla di simile.
Noi abbiamo fatto un'offerta di rinnovo a Peter Whittingham, e la sua posizione di attesa è dovuta al fatto che vuole vedere che cosa succede alla squadra. Ora che la situazione si è tranquillizzata, parleremo di nuovo con lui e faremo partire nuovamente la trattativa per il rinnovo.

Huw Jenkins (chairman dello Swansea): Be', sì, bisogna che la Lega valuti la vicenda. Quello che ha detto Arthur non è sportivo, è al di fuori delle regole e dello spirito del gioco. Noi e il Cardiff potremmo unirci in difesa dei nostri club.
Sono dichiarazioni davvero sorprendenti, per una persona nella posizione di Mark. Non hanno ottenuto da noi la risposta che si aspettavano, e hanno cercato di metter su questa pantomima per avere quello che desiderano: è davvero un comportamento deludente.

Gethin Jenkins (chief executive del Cardiff City): Ringraziamo Mr Arthur per la grande attenzione che riserva al nostro club, tuttavia suggeriremmo che si occupi piuttosto dei guai del Forest, piuttosto che fare pubblici e sfacciati tentativi di destabilizzare i nostri giocatori.

Voglio dire, io non saprei dar loro torto. Poi, se è verosimile che un giocatore cominci a fare le bizze per andare al Real, non ce li vedo tipi seri come Pratley o Whittingham rompere i coglioni per andare al Forest, tanto più che, a fine contratto entrambi, da gennaio potranno scegliere di andare con chi più gli aggrada.  Più facile che si mettano lì zitti senza dire una parola a aspettare come si evolvono le cose.
Insomma, a meno che anche quella dei dirigenti delle due squadre gallesi non sia una pantomima a uso dei tifosi, per mostrare che hanno fatto di tutto per tenere in Galles due giocatori così forti, se devo dari i miei due centesimi, per ora mi sembra che la mossa di Arthur abbia fatto peggio che meglio.
Ma, ancora una volta, il primo di settembre sapremo tutta la verità sulle strategie di mercato del Forest, e, soprattutto, sulla loro bontà.

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Il vostro vi saluta, e parte per dieci giorni verso la madrepatria inglese. Un saluto, e un arrivederci a presto, con il riassunto di quanto successo nel frattempo.

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Burnley 1-0 Nottingham Forest — Bravi ma spuntati.

Non è andato male l'esordio del Forest nella campagna di Championship 2010-11, una giornata movimentata e divertente, senza nessun pareggio.

Una sconfitta di misura fuori casa contro una delle favorite per la promozione, che l'anno scorso, bisogna ricordarlo, esordì battendo in casa il Manchester United; uno 0-1 maturato dopo una partita combattuta che ha offerto alle due squadre  più o meno lo stesso numero di occasioni, che ha visto i Rossi battuti solo da una prodezza di Iwelumo nei minuti finali del primo tempo, con lunghi periodi di pressione e di possesso palla, sia prima, sia dopo il gol dei Clarets. Vediamo, in particolare, quello che ha funzionato e quello che non ha funzionato.

Ottimo l'esordio di Ryan Bertrand, che ha contrastato benissimo il pericoloso Dean Marney, e ha presidiato ottimamente la fascia sinistra dei Reds.

La squadra era piena di ragazzi al rientro da un infortunio, e la condizione della squadra è apparsa approssimativa soprattutto nella fase finale, quando il forcing del Forest si è appannato, invece di intensificarsi a cercare il pareggio.

Il Forest ha giocato con un 4-4-2 classico, stile Manchester United, con due mediani a centrocampo, Moussi e McKenna: questo ha indubbiamente tolto creatività al nostro reparto mediano, e destinato alle fasce o al dialogo tra le due punte ogni momento creativo e ogni occasione di pericolo per il Burnley. Dal centrocampo non sono venute "killer-ball" per gli attaccanti; va detto che con l'ingresso di Majewski per Moussi non è che la pericolosità del centrocampo Rosso sia aumentata poi 'sto granché, anche se il polacco è entrato solo a una decina di minuti dalla fine.

Come già era avvenuto nelle partite di precampionato, al lavoro ai fianchi in avanti non corrisponde quasi mai il colpo del Ko. Abbiamo sciupato un paio di occasioni incredibili, con Kelvin Morgan e, soprattutto, con Tyson, il quale ha fatto un buon lavoro sulla fascia ma davanti alla porta è a proprio agio come un seminarista la prima volta che va in un bordello: ha sciupato una palla meravigliosa con la quale Earnshaw l'ha messo solo davanti a Jensen, e Tys non è riuscito nemmeno a centrare lo specchio della porta. Lo stesso Earnshaw, invece, è stato li più positivo in attacco, e ha avuto sfortuna, e ha visto respinto dal palo un tiro quasi a botta sicura appena dentro l'area, dopo una bella combinazione con un positivo Blackstock, ottimo nel gioco manovrato anche se piuttosto evanescente in fase di conclusione.

Camp è stato una volta ancora molto bravo, negando in almeno due occasioni il raddoppio al Burnley.

Nottingham Forest: Camp, Gunter, Morgan, Wilson (Chambers 45°), Bertrand, Cohen, Moussi (Majewski 82°), McKenna, Tyson, Earnshaw, Blackstock (Anderson 69°).
Ammoniti: Morgan 87°
NE: Darlow, McGugan, McCleary, Adebola

Burnley: Jensen, Mears, Bikey, Duff (Carlisle 30°), Fox, Paterson (Rodriguez 76°), Marney, Alexander, Elliott, Wallace, Iwelumo (Thompson 85°).
NE: Edgar, Cort, Eagles, Grant
Ammoniti: Mears 71°, Iwelumo 81°
Marcatore: Iwelumo 45+1

Arbitro: Colin Webster
Spettatori: 17496 

Position Squadra P DR Punti
1 QPR 1 4 3
2 Millwall 1 3 3
3 Ipswich 1 2 3
4 Coventry 1 2 3
5 Doncaster 1 2 3
6 Hull 1 2 3
7 Crystal Palace 1 1 3
8 Watford 1 1 3
9 Derby 1 1 3
10 Scunthorpe 1 1 3
11 Burnley 1 1 3
12 Cardiff 0 0 0
13 Sheff Utd 0 0 0
14 Leicester 1 -1 0
15 Norwich 1 -1 0
16 Leeds United 1 -1 0
17 Reading 1 -1 0
18 Nottingham Forest 1 -1 0
19 Middlesbrough 1 -2 0
20 Portsmouth 1 -2 0
21 Preston 1 -2 0
22 Swansea 1 -2 0
23 Bristol City 1 -3 0
24 Barnsley 1 -4 0

È evidente che sabato prossimo, contro il Leeds United in casa, bisognerà trovare più freddezza sotto porta e più concretezza: i Bianchi dello Yorkshire hanno mostrato una condizione non certo entusiasmante all'esordio, messi sotto come sono stati dalle Caprette all'Elland Road per 2-1 nel posticipo.

Anche il Gaffer ha commentato positivamente la prestazione: ha sottolineato il buon possesso di palla, la buona prova di Bertrand, e ha lamentato solo la scarsa precisione sotto porta.

Prima della partita di sabato, Il Forest è chiamato alla sfida di Coppa di Lega contro il Bradford City: una partita cui il Forest arriverà largamente rimaneggiato, alla luce delle convocazioni di Gunter e Earnshaw per il Galles, di Majewski per la Polonia, di Bertrand per l'Under 21 bianca e di Brandan Moloney per l'Under 21 della Repubblica.

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Il riassunto della giornata non può dirsi completo senza dar conto delle dichiarazioni del Chief Executive del Forest, Mark Arthur, insolitamente esplicito, secondo il quale i due maggiori obiettivi stagionali, Darren Pratley e Peter Whittingham, si sarebbero convinti della bontà del Forest come destinazione, e che mancherebbe, dunque, solo l'accordo economico con i due club gallesi per ottenerne il trasferimento.
Arthur ha precisato anche che Whittingham avrebbe rifiutato definitivamente l'estensione del contratto offerta dal Cardiff, e che quindi, essendo in scadenza, i Bluebirds, in grave difficoltà economica, si troverebbero quasi costretti a venderlo al miglior offerente: "e il Forest", ha detto il nostro dirigente, "è uno dei pochissimi club a avere soldi da spendere".
La situazione di Pratley appare più problematica, perché lo Swansea è abbastanza tranquillo, finanziariamente, ma Darren è anche lui in scadenza, e, ugualmente, Arthur si è detto ottimista sulle possibilità di portare Pratley al City Ground, anche se, ha concluso Arthur, le operazioni potranno concludersi, verosimilmente, solo allo scadere della finestra di trasferimento (anche se il nostro dirigente non ha nascosto la possibilità che possano slittare alla finestra di gennaio).

Indubbiamente un'iniezione di ottimismo per una squadra che ha mostrato una volta di più qualche lacuna in fase di costruzione di gioco, e una sottigliezza di rosa probabilmente incompatibile con serie ambizioni di promozione, in un campionato massacrante come quello di Championship. Una valutazione seria delle ambizioni del Forest, dunque, potrà essere fatta solo dall'inizio di settembre in poi: questa è una buona squadra, ma, francamente parlando, non pare attrezzata a lottare per la promozione, per lo meno, non quella diretta.

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White till I die.

Vediamo di cominciare il primo sabato stagionale con una foto insieme benaugurante e curiosa. Si riferisce al primo dei grandi trofei del Forest, la FA Cup del 1898, della quale parlammo qualche tempo fa, e sulla quale, naturalmente, torneremo abbastanza spesso.

A quel tempo, e per diversi anni ancora a venire, tutte le foto di rito venivano fatte tutte prima della partita, per inquadrare i giocatori nel loro stato migliore: la cosa bizzarra è che venivano fatte prima della partita anche le foto celebrative: ogni squadra, infatti, prima della partita faceva una foto senza coppa e una con la coppa, in modo da coprire tutti i possibili risultati. Alla fine, naturalmente, a ogni squadra veniva data la foto acconcia: nel nostro caso, questa qui, quella con la coppa. Solo nel 1888 il Preston North End, che si riteneva imbattibile, prima della finale con il WBA si rifiutò di fare la foto senza coppa. Naturalmente, perse quella partita per 2-1.

La cosa strana, che balza subito agli occhi, è che i Nostri non indossano il Garibaldi Red, ma un'insolita casacca bianca: a quel tempo, i fotografi avevano molto più a cuore il risultato artistico della loro opera che la filologia, e colui che si occupò delle foto delle squadre ritenne che il rosso delle maglie del Forest avrebbe contrastato troppo poco con lo sfondo prescelto, in quella giornata priva di sole, e chiese ai ragazzi di Nottingham di posare con le maglie della squadra avversaria. La squadra avversaria, se ricordate, era proprio il Derby County. Allora le rivalità calcistiche erano accese, ma non parossistiche, e dei gentlemen non si sarebbero mai rifiutati di assecondare l'organizzazione o di rischiare di passare alla storia con una foto fatta male. Consideriamo che questa è, praticamente, l'unica testimonianza visiva che abbiamo di quella partita. I calzoncini erano scuri, perché il Forest giocò quella partita con calzoncini blu scuro, cosa non infrequente, a quei tempi. Per i calzettoni, invece, come è possibile vedere, ognuno si aggiustava un po' da sé.

Però, nonostante tutto, forse è proprio per quella maglia biancha che i Nostri appaiono un po' a disagio.

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