Brian Clough e Peter Taylor: the market masters.

Sto leggendo un libro molto interessante, Soccernomics, di Simon Kuper e Stefan Szymanski, Nation Books 2009. Gli autori sono un giornalista e un economista, entrambi appassionati di sport, che si uniscono per cercare di spiegare alcune delle tendenze del beautiful game attraverso numeri, statistiche, e correlazioni con altri andamenti tendenziali di fattori economici, demografici e sociali.
Gli autori perseguono, dunque, un'operazione profondamente controcorrente, del tutto opposta al sentire comune che guarda al calcio come al fenomeno supremamente imprevedibile e irriconducibile, in gran misura, a spiegazioni razionali; uno sport che trascenderebbe, secondo i più, le pure statistiche, che interessano così tanto, invece, gli appassionati di sport americani, e ne governano, in gran parte, la gestione dei giocatori.

In un capitolo dedicato al mercato, i due autori notano un fatto molto interessante: mentre esiste una grande correlazione positiva tra ammontare degli ingaggi e posizione finale di una squadra nella sua classifica di lega (ovvero, esiste una grandissima probabilità che al crescere del monte ingaggi cresca anche la posizione in classifica di una squadra), non esiste una corrispondente correlazione positiva tra ammontare dei soldi spesi sul mercato e posizione finale della squadra nella lega. Ovvero, non esiste una probabilità altrettanto alta che, al crescere dei soldi spesi sul mercato dei giocatori, cresca anche la posizione in classifica di una squadra.
Questo, secondo i due autori, è il sintomo di un elemento molto importante, anzi, decisivo, nella gestione di una squadra: il mercato degli ingaggi è razionale, ovvero, nel medio periodo un giocatore arriva a ottenere un ingaggio corrispondente al suo valore e alla sua capacità di influenzare l'andamento di una squadra; il mercato dei passaggi di proprietà dei calciatori da una squadra all'altra, invece, è profondamente irrazionale, dal momento che non c'è alcuna prova che un giocatore costato tanto a una squadra sia più utile alle sorti del suo nuovo club di un giocatore pagato poco.

Per fare un esempio noto e tratto dalla cronaca recente: il caso di Ibrahimovic e Eto'o da una parte, e quello di Kakà e di Sneijder dall'altra. Ibrahimovic e Kakà sono stati pagati molto più di Eto'o e di Sneijder, eppure, il loro rendimento è stato molto inferiore rispetto a quello dei giocatori che hanno sostituito, acquistati dall'Inter a prezzi di vero e proprio saldo. In seguito a questa stagione, Ibrahimovic verrà probabilmente venduto a una squadra che gli darà un ingaggio inferiore rispetto a offertogli dal Barça, mentre Sneijder e Eto'o chiederanno all'Inter un aumento, o otterranno il trasferimento a una squadra che darà loro un ingaggio maggiore, dimostrando il fatto che, a differenza del mercato dei giocatori, quello degli ingaggi tende a conformarsi al reale valore dei giocatori.

Dopo aver dato questo inquadramento teorico, i due autori scelgono di tracciare i profili di alcuni grandi interpreti del mercato giocatori, che, essendo così irrazionale, presenta ampi spazi di manovra per gli operatori più abili. In particolare, esaminano i casi di Arséne Wenger, di Bernard Lacombe, direttore sportivo dell'Olympique Lyonnais, e, soprattutto, quello di Brian Clough e di Peter Taylor; in particolare, il libro riguarda alla loro gestione del Nottingham Forest. uno dei pochi casi, in uno dei più difficili campionati del mondo, in cui una squadra ottenne risultati incomparabilmente maggiori rispetto al rapporto tra il suo monte ingaggi e quello dei principali avversari. Riportiamo qui, di seguito, la traduzione del capitolo dedicato alla nostra coppia di manager preferita.


ALCOLISTI, GIOCATORI D'AZZARDO E AFFARI D'ORO: CLOUGH E TAYLOR AL FOREST

"Cloughie non disdegnava le mazzette", affermò Alan Sugar di fronte alla High Court nel 1993. Sugar disse che gliel'aveva confidato l'ex manager degli Spurs, Terry Venables.
"Mazzetta" [nell'originale bung, letteralmente "toppa", soprattutto per fermare la perdita di un liquido da un contenitore] è il termine gergale britannico per indicare un pagamento illegale, fatto "sotto il tavolo", per facilitare un affare. La Corte era venuta a conoscenza della voci secondo le quali Clough, quando vendeva o comprava un giocatore, si aspettava di avere una mazzetta. In particolare, avrebbe gradito, soprattutto, che la mazzetta gli fosse consegnata in un'area di sosta di qualche autostrada. Clough negò sempre tutto — "Una toppa? Intendete dire quella cosa che mette l'idraulico per fermare le perdite dai tubi del bagno?" — e fu del tutto prosciolto dalle accuse.
Tuttavia, la cosa che sembra più verosimile è questa: "Old Big 'Ead" (il modo in cui Cough chiamava se stesso) era così abile a operare nel mercato dei trasferimenti, e a generare profitti per la sua squadra anche mentre stava portando un piccolo club di provincia a diventare campione d'Europa, che non gli sembrava del tutto insensato ritagliarsi qualche piccolo extra occasionale. Più di ogni altro manager di quei tempi, Clough e il suo braccio destro, Peter Taylor, ebbero uno straordinario successo al tavolo verde del mercato dei giocatori.

Clough e Taylor si incontrarono per la prima volta nella loro vita nel corso di una partita "probabili contro possibili" tra le riserve del Middlesborough, nel 1955. Sembra che si siano innamorati l'uno dell'altro proprio a prima vista. Quasi subito, cominciarono a uscire insieme nel tempo libero, soprattutto per girellare nel Nord dell'Inghilterra, guardando partite di calcio e per allenare, per divertimento, squadre di ragazzini. Taylor non diventò mai nulla più che un portiere modesto e girovago, ma Clough diventò un fior di giocatore: tuttora, è il più giovane calciatore a aver raggiunto il limite di duecento reti in partite di lega in Inghilterra; purtroppo, all'età di ventisette anni, si spezzò il ginocchio cadendo malamente dopo un contarsto su un campo gelato, in una partita giocata nel Boxing Day del 1962.

Tre anni più tardi, telefonò a Taylor, e gli disse: «Ho un offerta per allenare l'Hartlepool. Non è il lavoro dei miei sogni, ma se vieni anche tu, lo potrei prendere in considerazione». Riattaccò immediatamente. Taylor abboccò all'amo, anche se, per poter ottenere l'incarico, dovette fungere anche da supporto al personale medico dell'Hartlepool, fungendo da omino della spugna nel corso delle partite. Ma quello fu il preludio delle loro leggendarie stagioni al Derby e al Forest.

Il romanzo di David Peace, The Damned United — e anche, in parte, il film di Tom Hooper che ne è stato tratto — non è altro, in realtà, che il racconto della storia d'amore tra Brian Clough e Peter Taylor. Nella vita dei due, le loro rispettive mogli non ebbero altro che una parte da comparse. Come in tutte le coppie che si rispettino, ognuno dei due aveva un ruolo preciso: come dice a sé stesso lo stesso personaggio Clough, nel libro di Peace, «Peter ha occhi e orecchie, ma tu hai lo stomaco e le palle». Taylor trovava i giocatori, ma Clough li portava alla gloria.

La loro relazione si concluse con un "divorzio", nel 1982, con le dimissioni di Taylor dal Forest. Sembra che la frattura avesse cominciato a aprirsi due anni prima, quando Taylor pubblicò un bellissimo ma puprtroppo dimenticato libro di memorie, With Clough by Taylor.
A dire il vero, è molto più di un libro di memorie: al momento, è la cosa più simile che abbiamo a un manuale di gestione del mercato dei trasferimenti.

Ma è chiaro che i problemi che divisero la coppia non attenevano solo alla letteratura. Forse Clough provava nei confronti del socio una sorta di risentimento, per il fatto che aveva così bisogno di lui: e questa non era proprio il tipo di relazione che Clough amava intrattenere con il proprio prossimo.
Infatti, il film The Damned United ci dipinge un Clough che fallisce al Leeds anche perché Taylor non è lì con lui a cercare buoni giocatori, e ce lo mostra, alla fine, mentre guida verso Brighton con i suoi figli per impetrare il perdono del suo partner. Trova Taylor intento al giardinaggio; all'iniziale rifiuto di Taylor, Clough si getta ai suoi piedi in mezzo alla strada, e gli dice: «Non sono nulla senza di te. Per favore, per favore tesoro, prendimi di nuovo con te».
Taylor torna con lui, e gli procura una squadra del Forest a prezzo di saldo in grado di vincere due Coppe dei Campioni. 
Qualunque fosse la natura della loro relazione, la coppia sapeva bene come fare a ingaggiare i giocatori. Ecco alcuni dei loro colpi:

  • Comprare Garry Birtles, un piastrellista che giocava Long Eaton, un club di semiprofessionisti, per 3.500 dollari nel 1976, per poi rivenderlo al Manchester United, quattro anni, dopo per 2,9 milioni di dollari. Una misura della bontà dell'affare la dà il fatto che il Forest ottenne per Birtles 500.000 dollari più di quanto il Leeds ottenne dallo stesso Manchester United per Cantona dodici anni dopo, nel 1992. Birtles costò allo United circa 175.000 dollari per ogni gol, e dopo due anni fu venduto nuovamente al Forest per un quarto della cifra pagata dallo United.
  • Comprare Roy Keane dal Cobh Ramblers, un club irlandese, per 80.000 dollari nel 1990, e rivenderlo al Manchester United per 5,6 milioni di dollari tre anni più tardi: a quel tempo, fu la somma record pagata per un giocatore in Gran Bretagna.
  • Comprare Kenny Burns dal Birmingham City per 250.000 dollari nel 1977. Taylor scrive, nel suo libro, che Burns era considerato, quando lo comprò il Forest, "un piantagrane, un giocatore d'azzardo che beveva troppo… una roccia sovrappeso". Nel 1978, Kenny Burns vinse il premio di Giocatore dell'Anno assegnato dai giornalisti sportivi inglesi.
  • Comprare due volte Archie Gemmill, tutte e due le volte a prezzo di saldo. Nel 1970, quando Gemmill stava giocando per il Preston, Clough lo andò a trovare in auto e gli chiede di accettare il trasferimento al Derby. Gemmill rifiutò. Clough disse che sarebbe rimasto fuori, nell'auto, finché non avesse cambiato idea. La moglie di Gemmill, a quel punto, lo invitò a dormire in casa. La mattina dopo, a colazione, Clough persuase Gemmill a firmare. Il giocatore costò al Derby 145.000 dollari, e Gemmill aiutò il Derby a vincere, in poco tempo, due titoli di lega. Nel 1977, Clough pagò al Derby 35.000 dollari, più il portiere John Middleton, ampiamente dimenticato, per portare Gemmill al Forest, che avrebbe aiutato a vincere un altro titolo di lega.

Se c'è al mondo un club dove praticamente ogni penny speso per i trasferimenti portò a un buon risultato, quello fu il Forest nell'era di Clough. Negli anni '70 la correlazione di cui parlavamo prima [quella tra monte ingaggi e prestazioni della squadra] avrebbe tracciato delle linee fuori dal grafico: il Forest vinse due Coppe dei Campioni con una squadra fatta con le noccioline. Purtroppo, non abbiamo dati finanziari precisi per quel periodo, ma anche negli anni tra il 1982 e il 1992, quelli del declino di Clough, dopo che Taylor l'aveva lasciato, il Forest si comportò sul campo altrettanto bene di club che potevano spendere negli ingaggi ben oltre il doppio di quanto avevano a disposizione i Trentsiders. Clough era riuscito a spezzare la correlazione d'acciaio tra somma spesa nei salari e posizione finale in classifica.

È difficile individuare i segreti del duo, e, certamente, se fosse stato così semplice individuarli, tutti i rivali del Forest li avrebbero utilizzati. Il libro di Taylor fa capire chiaramente che lo scout passava un sacco di tempo a esaminare giocatori (come Burns) che gli altri avevano erroneamente e sbrigativamente sottovalutato, a causa di alcune caratteristiche superficiali. Ma anche questa è una spiegazione insufficiente, perché, certamente, ci saranno stati molti altri scout che avranno fatto altrettanto.
A volte, poi, il Forest allargò i cordoni della borsa per comprare un giocatore riconosciuto universalmente come molto bravo, come Trevor Francis, il primo "uomo da un milione di sterline", o Peter Shilton, che il trasferimento a Nottingham rese il portiere più costoso della storia del calcio inglese.

Ancora grazie al libro di Taylor, possiamo identificare tre delle regole che guidavano l'azione del duo. Per prima cosa, essere pronti a vendere giocatori così come lo si è a acquistarli. "È importante, nel football come nel mercato azionario, vendere al momento giusto", scrive Taylor. "Un manager dovrebbe sempre essere attento ai segni di decadimento di una squadra vincente, e poi vendere i giocatori responsabili, prima che il decadimento venga notato dai possibili compratori".

Il momento nel quale un giocatore raggiunte il top, nella sua personale parabola, è come il momento di picco del mercato azionario. Clough e Taylor cercavano sempre di individuare quel momento, e di vendere proprio allora. Ogni volta che compravano un giocatore, gli facevano un discorsetto introduttivo standard, riportato da Taylor nel suo libro: «Figliolo, non appena noi potremo sostituirti con un giocatore migliore, noi lo faremo senza batter ciglio. Questo è quello che noi siamo pagati per fare: mettere insieme la migliore squadra che possiamo, e cercare di vincere tutto quello che possiamo. Se noi individuassimo un giocatore migliore di te e non lo comprassimo, saremmo dei truffatori. E noi non siamo truffatori». Nel 1981, proprio quando Kenny Burns aveva vinto di tutto con il Forest, fu venduto al Leeds United per 800.000 dollari.

Seconda cosa: i giocatori avviati verso la trentina sono sopravvalutati. «Ho notato come, negli anni, il Liverpool tenda a vendere i giocatori quando si avvicinano alla trentina», annota Taylor nel suo diario. «Bob Paisley crede che il giocatore medio di Prima Divisione tende a cominciare a declinare, a trent'anni». Taylor aggiunse, con una qual certa malcelata aria di superiorità, che questo era maggiormente vero per una "squadra basata sulla corsa come il Liverpool", ma lo era forse meno per una squadra come il Forest, basata sui passaggi. Nondimeno, il secondo di Clough si trovava d'accordo con il principio di vendere i giocatori proprio all'inizio del loro periodo di declino.

Il maestro di questo genere di mercato, oggi, è Wenger. Il manager dell'Arsenal è uno dei pochi protagonisti del football che ha del gioco del calcio una visione "dall'esterno", anche perché ha una laurea in scienze economiche presa all'Università di Strasburgo. Proprio per la sua istruzione economica, Wenger tende a fidarsi dei dati molto più che della "saggezza" condivisa tra i cultori del calcio. Wenger ha osservato che, sul mercato dei calciatori, i club tendono a indirizzare le proprie decisioni basandosi sulla storia di un giocatore, sulle sue prestazioni passate. Questo fa sì che i club siano disposti a pagare una fortuna per giocatori che hanno già attraversato il proprio picco.
Probabilmente perché Wenger è uno degli allenatori che basa la propria valutazione dei giocatori sulle statistiche, è capace di individuare il declino di un giocatore prima di quanto non riesca a fare il mondo del calcio nel suo complesso. Quando Bergkamp passò la trentina, Wenger cominciò a sostituirlo, in qualche momento del secondo tempo. Se Bergkamp si lamentava, Wenger gli faceva vedere semplicemente il grafico della sua prestazione durante la partita: "vedi, Dennis, dopo settanta minuti hai cominciato a correre sempre di meno, e la tua velocità è diminuita".

Wenger ha lasciato spesso il posto in squadra ii difensori fino a 35 anni, ma, di solito, si libera di centrocampisti e attaccanti molto prima. Ha venduto Vieira per 25 milioni di dollari a 29 anni, Henry per 30 milioni di dollari a 29 anni, Petit per 10,5 milioni di dollari a 29 anni, e Overmars per 37 milioni di dollari a 27 anni: nessuno di loro ha mai più giocato bene come quando era all'Arsenal.

Infine, la terza regola di Clough e Taylor: comprare giocatori con problemi personali (come Burns, o il giocatore patologico Stan Bowles) con un forte sconto. Poi, aiutarli a uscire dal loro problema.

Clough, un semi-alcolizzato, e Taylor, un forte giocatore d'azzardo, riuscivano a stabilire un'empatia con i giocatori problematici. Nel momento della negoziazione con un giocatore nuovo, gli facevano sempre una domanda standard, alla quale, dice Taylor, "sapevamo già dare una risposta da soli, di solito": la domanda era "dicci il tuo vizio, prima della firma. Donne? Alcol? Droga? Gioco?".

Clough e Taylor pensavano, una volta venuti a sapere del problema di un calciatore, di essere in grado di aiutare il giocatore a superarlo. Taylor racconta di aver detto a Bowles, che si unì al Forest nel 1979 (e, come accade, fallì sulle rive del Trent): "Ogni problema nella tua vita privata deve essere portato davanti a noi, può non piacerti ma ti proveremo che il nostro modo di guidare una squadra è la cosa migliore per tutti noi".
Dopo che un giocatore aveva confidato loro un problema, scrive Taylor, "se non eravamo in grado di trovare una risposta, ci saremmo rivolti a un esperto. Avremmo cercato qualche consiglio per i nostri giocatori da un pastore, da un dottore, o anche da un avvocato o un assistente sociale". Usando lo stesso approccio, Wenger avrebbe aiutato Paul Merson e Tony Adams a affrontare le loro dipendenze.

Tutto questo può sembrare ovvio, ma l'atteggiamento prevalente, nel mondo del calcio, è "ti abbiamo pagato un sacco di soldi, ora cavatela", come se le fragilità mentali, le dipendenze, o la nostalgia non dovessero esistere, al di sopra di un certo livello di reddito.

Tratto e tradotto da Soccernomics, di Simon Kuper e Stefan Szymanski, Nation Books 2009
Pagine 54-58


Soccernomics è pubblicato anche in Italia, con il titolo di Calcionomica. Meraviglie, segreti e stranezze del calcio mondiale, prezzo di copertina € 24,00, 2010, Isbn Edizioni. L'edizione inglese, se proprio volete leggerlo e risparmiare, costa 10 sterline, e molti siti, come bookdepository.co.uk, il mio pusher di libri inglesi, non fanno pagare il prezzo di spedizione, oltre a offrire spesso forti sconti. È una lettura piacevolissima e interessante, anche se tutti gli appassionati di calcio sanno benissimo che, al di là della ferrea logica dei numeri e delle serie storiche, esiste nel beautiful game una componente metafisica, inafferrabile e ineliminabile: quella che rende il nostro gioco preferito, per l'appunto, il più bello del mondo.

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2 commenti

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2 risposte a “Brian Clough e Peter Taylor: the market masters.

  1. Gitani

    quella scena in the Damned United non ha eguali….pete taylor è il mio idolo…

  2. Anche il mio. Recentemente, mi sono procurato il suo libro autobiografico With Clough, quasi introvabile (il libro che, secondo quanto dice Cloughie, contribuì in modo decisivo a portare i due alla rottura), e piano piano lo tradurrò qui sopra. Stay tuned, Gitani! 

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