It’s not that easy being green.

È inutile. Qualunque sia stato appassionato di calcio inglese fin da piccolo, vede un po’ alla nazionale dei Tre Leoni come alla sua seconda patria, per quanto grama possa essere (e questa edizione dei Bianchi, a giudizio di chi scrive, lo è abbastanza).

Di conseguenza, avrà visto con disappunto, per usare una parola che non renda “rated” questo blog, alla papera di Green, che ha consegnato una rete agli Usa e due punti all’ideale canna del cesso in cui scolano le occasioni perdute dalla nazionale inglese, una canna ormai ingolfata da decenni.
Abbiamo parlato poco tempo fa dello sciagurato passaggio di Hodge alla mano di Dio, e a come quel gesto dovesse servire da monito ai giocatori inglesi: “if some of the England players had any doubts over how one bad moment at a World Cup could haunt them for the rest of their lives, then they only need to talk to Steve Hodge”.

Ma Rob Green non è sempre stato così. Rob Green ci ha fatto anche sognare, a suo tempo. Come non pensare a quando una sua prestazione fece gioire i tifosi Reds per la bella vittoria del Forest per 2-0 sul Norwich, in seconda divisione (allora mi pare che si chiamasse First Division, ma non potrei giurarci…), nell’agosto del 2003, all’inizio di un campionato che ci avrebbe portato fino ai play-off (allora, però, partendo da sesti: a un 1-1 in casa con lo Sheffield Utd seguì un fantastico 3-4 a Sheffield, una partita bellissima in cui fummo in vantaggio per 2-0 fino al 60°, di cui prima o poi parleremo; ah, i Blades furono poi triturati per 3-0 dai Wolves nella finale di Cardiff).

A dire il vero, in quel caso la colpa della rete fu un po’ di tutta la difesa del Norwich, che lasciò colpevolmente inavvertito Green della presenza di David Johnson alle sue spalle: ma, certo, vorrei tornare a quel giorno al City Ground per scommettere con qualche volenteroso bookmaker, uno di quelli vivono ai margini di ogni evento sportivo, e che prendono tutte le scommesse possibili con quote oneste, che un giorno Rob Green avrebbe difeso la porta dell’Inghilterra in una fase finale di un Mondiale di calcio.

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