Steve Hodge, addenda e paralipomena.

Proprio in questi giorni, è stata pubblicata dall'Evening Standard, in occasione dell'apertura dei mondiali, un'intervista a Hodge su quello sciagurato retropassaggio. Per festeggiare la prossima apertura dei mondiali, dedichiamo un altro post a questo argomento, riportando stralci dell'articolo.

Il giornalista, Simon Johnson, nell'introduzione, scrive:

Se qualche giocatore della Nazionale inglese dubita del fatto che un solo momento negativo in una sola partita del Mondiale potrebbe tornare a ossessionarlo per tutta la vita, deve solo chiedere a Steve Hodge.

Il buon Johnson ci dà anche una notizia terribile:

In un recente programma della BBC, Hodge è stato inserito nel peggior XI inglese di tutti i tempi, proprio per quell'errore. 

In realtà, quella classifica è stata stilata non basandosi sull'intera carriera di un giocatore, ma, per lo più, su un singolo episodio: basti pensare che sono inclusi David Seaman (sì, certo, per la papera sulla punizia di Ronaldinho) e John Terry (per le sue avventure boccaccesche).

Vabbè, ma rivediamocelo fino alla nausea, questo assist a Dio, tratto proprio dal succitato programma della BBC, con anche una breve dichiarazione di Steve sul fallo di mano proprio alla fine della partita.

 

 

Ma sentiamo anche quello che Steve ha da dirci su quella vicenda, in questo articolo:

Hodge, certamente, pensa di non aver fatto nulla di male, allora, ma questo non impedisce a una singola giocata di gettare un'ombra su tutta la sua carriera.

Egli ha detto: «Sì, è la domanda che mi viene fatta più di frequente. Stavo facendo la spessa, l'altro giorno, in uno spaccio di Nottingham, e qualcuno mi si avvicina e mi chiede se avessi ancora quella maglietta. Sono molto più conosciuto per tutto quello che avvenne in quella partita, che per tutto il resto della mia carriera di calciatore, assolutamente dignitosa».

«Vabbè, si può anche capire: quella fu la partita più importante che io abbia mai giocato. È successo quello che è successo, e, tutto sommato, se lo volete sapere, io rifarei quello che feci allora. Ho visto quel gol centinaia di volte: certo, fu un passaggio all'indietro arrischiato, ma se ritornassi lì, in quella stessa situazione, io lo rifarei».

«Lì per lì, la stampa non se la prese poi così tanto con me. La maggior parte dell'attenzione e delle critiche dei media si concentrarono su Peter Shilton. Fu molto scorretto, nei suoi confronti. L'unico responsabile di quel pasticcio è e resta il guardalinee. Ma tutte queste critiche dimostrano a chi gioca al calcio come tutto, una volta raggiunto questo livello, diventi gigantesco: nulla è più grande di una partita di Coppa del Mondo».

«Quando penso a Maradona, ora, be', certo, prima di tutto penso al fallo di mano, e a come tutto sia andato nel modo più sbagliato, ma poi non posso fare a meno di pensare al suo gigantesco talento. Al suo gol prodigioso. Un imbroglione truffatore e un artista sublime, tutto in cinque minuti. È questo il motivo per cui, in fondo, quella maglietta è così famosa. Perché contiene tutto quello che Maradona era».

«Guardandolo da calciatore, da dentro il campo, Maradona era… molte spanne sopra tutti gli altri, era davvero un'altra cosa. Io sono tuttora grato per il fatto di essere stato nello stesso campo con lui, anche se questo, probabilmente, mi è costato la possibilità di giocare in una finale di Coppa del Mondo. Ma, del resto, nel calcio sono sempre esistiti quello che hanno cercato di imbrogliare sperando di farla franca, e ce ne saranno molti anche in questo Mondiale, ne sono sicuro. Ci sono sempre stati, e ci saranno sempre».

Ora, Maradona ha la possibilità di giocarsela nuovamente sul palcoscenico più importante, questa volta come allenatore dell'Argentina.

Mentre l'ammirazione di Hodge per il giocatore è immutata, Steve ha come la sensazione che il 49enne argentino sia proprio l'ostacolo maggiore per la sua Nazionale verso il successo finale.

In un'intervista rilasciata in occasione della presentazione della programmazione di BBC5 per il Mondiale, Hodge ha detto: «Il fatto che sia stato nominato CT dell'Argentina mi ha molto sorpreso. Per lo più, gli allenatori devono trovare la loro strada facendo gavetta [up the ladder], e provare quello che valgono. Ma lui ha uno o due allenatori molto esperti, nel suo staff; penso proprio che lui si limiterà ai discorsi motivazionali, cose così. Comunque, staremo a vedere».

«Nessuno discute dell'immensa quantità di talento a disposizione dell'Argentina, eppure hanno fatto molta fatica a qualificarsi. La loro qualità difensiva è molto scarsa, e non si può essere scarsi in difesa, nei quarti, nelle semifinali e nella finale di una Coppa del Mondo».

«Ha lasciato fuori Esteban Cambiasso e Javier Zanetti, vincitori della Champions League con l'Inter, e questo non ha davvero senso [ué, ma quanto ci capisce di calcio, Harry…]. Forse non gli piacciono, o non vanno d'accordo, ma sono state davvero due decisioni pesanti da mandare giù».

Il CT inglese Fabio Capello ha qualche decisione da prendere, prima della prima partita del torneo, quella contro gli USA, ma Hodge ha la sensazione che sia giunta l'ora che gli anni di sofferenza per il Paese possano finalmente terminare.

«In tutti questi anni, gli Italiani, i Francesi, i Tedeschi hanno vinto qualcosa. Sarebbe davvero il nostro turno. Il nostro movimento calcistico è buono almeno quanto il loro».

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