Legends of Nottingham Forest -€” Steve Hodge, l’uomo che crossò per Dio

Difficilmente un errore difensivo può cambiare la storia del calcio, ma può capitare; però, è ancora più difficile che ci si dimentichi così facilmente e così rapidamente, sommersi dagli eventi concorrenti, di chi sia stato l'autore di uno degli errori difensivi che ha cambiato la storia del calcio.

Steve Hodge era il classico giocatore per cui Brian Clough andava pazzo. Centrocampista tuttosinistro serio, lavoratore, eclettico e allo stesso tempo rigoroso dal punto di vista tattico: poteva giocare sia esterno, sia interno di centrocampo di sinistra.
Era un ragazzo di Nottingham, e fu al Forest in due riprese differenti, con un intermezzo — lungo e ricco — soprattutto nel Tottenham.

Oltre che per la sua serietà, divenne un vero e proprio beniamino dei tifosi del City Ground (che lo chiamavano e lo chiamano tuttora semplicemente "Harry") anche perché era, per l'appunto, un enfant du pays: Steve entrò nel Forest giovanissimo, si fece tutta la trafila nelle squadre giovanili del club, per fare il debutto in prima squadra nella stagione 1981-82, proprio nell'ultima partita del campionato, una vittoria per 3-1 in trasferta contro l'allora temibile squadra dell'Ipswich Town. Quando lasciò la squadra per la seconda volta, nove anni dopo, poté ben dire di avere preso parte a uno dei periodi migliori della storia del Forest, probabilmente il secondo migliore nella storia della società dopo quello, irripetibile, dei grandi successi europei.

Be', ma torniamo al nostro giovanotto: Clough reputò Steve degno di un posto da titolare all'inizio della campagna 1982-83, quando, ormai, la leggendaria squadra dei trionfi europei si era quasi del tutto disintegrata. Il Gaffer non dovette aspettare molto tempo prima di vedere il nome del suo pupillo iscritto nello score-sheet dall'arbitro.

"Be', i miei primi due gol da professionista arrivarono all'Anfield Road. Non male, eh? Era solo la mia quarta presenza da titolare in campionato, e segnai due reti a Bruce Grobbelaar, proprio sotto la Kop End. Mi sentivo come se avessi trovato il buco per entrare nel Paese delle Meraviglie, e all'intervallo eravamo avanti per 3-2. Ma il secondo tempo fu un secondo tempo da Liverpool: pareggiarono, e segnarono il gol della vittoria con Ian Rush proprio all'ultimo minuto".

Il Forest arrivò quinto, quell'anno, e si qualificò per la coppa Uefa per l'anno successivo. Una campagna europea molto dura, caratterizzata, al terzo turno, da un derby britannico contro il Celtic, una buona squadra che, due anni prima, era stata sul punto di eliminare la Juventus nel primo turno di Coppa dei Campioni: all'andata, i Reds, che schieravano come unici reduci dei successi di Coppa dei Campioni il terzino Anderson, il grande Bowyer e Garry Birtles, ottennero uno striminzito 0-0 al City Ground, in una partita che fu definita dai media "Battle of Britain", per l'intensità del gioco e la durezza dei contrasti, e che venne ricordata per la netta prevalenza, in termini sonori, del tifo biancoverde.
Jimmy Greaves, in un articolo di commento sul Mirror, scrisse che per venti minuti, guardando la partita, aveva creduto che la gara si tenesse in Scozia, e accusò i tifosi di Nottingham di eccessiva freddezza nei confronti della loro squadra: un tema che sarebbe diventato ricorrente, in futuro, quello del distacco dei tifosi Reds, rimasti inchiodati, secondo alcuni, al titolo di bicampioni d'Europa, e poco propensi a entusiasmarsi per qualcosa di meno.

Il ritorno fu una delle classiche partite Cloughesche del Forest formato esportazione dato per spacciato, e la preparazione seguì la stessa falsariga della preparazione della finale di Madrid, di cui abbiamo in precedenza offerto ampie testimonianze. Sentiamo come la racconta Steve:

"Non ci allenammo per nulla nei tre giorni che separavano la partita di campionato da quella di Glasgow, e la sera prima del match Clough insistette perché bevessimo tutti insieme un paio di bicchieri, giusto come aiuto per rilassarci. In quella stagione stavamo giocando piuttosto bene, in trasferta, e io, personalmente, ero abbastanza fiducioso sulle nostre possibilità; anche se, certo, avevo un po' di timore nei confronti dello stadio: già a Nottingham sembrava di giocare in trasferta, ma qui ci sarebbero stati solo 70.000 tifosi del Celtic!"

La fiducia di Steve si rivelò giustificata, e fu proprio un suo gol solitario a garantire il passaggio del turno al Forest.

"Il gol venne dopo circa 65 minuti, e una volta che fummo passati in vantaggio, naturalmente, le cose per noi diventarono molto più facili. Steve Wigley giocò la palla dentro l'area dalla fascia, Dav [Peter Davenport] la toccò dietro, e io la misi dietro Patty Bonner, nella porta del Celtic. Mi ricordo benissimo quella sensazione, una specie di mescolanza di estasi e sollievo".

Purtroppo, il cammino del Forest in quella competizione fu fermato, in maniera davvero farsesca, in semifinale, contro l'Anderlecht, come avremo modo di raccontare in maniera particolareggiata in un prossimo post.
Fu, quella, l'unica occasione, in campo europeo, in cui i dirigenti di una squadra ammisero esplicitamente di avere corrotto un arbitro, lo spagnolo Guruceta Muro, che allora, tra l'altro, godeva di una certa fama: purtroppo, lo fecero tredici anni dopo la partita, e la tardiva squalifica di due anni inflitta alla squadra belga non ripagò il Forest della mancata finale.

All'andata, il Forest si impose, comunque sia, per 2-0, con due reti proprio di Hodge, ottenute entrambe nel finale: "L'andata al City Ground fu la nostra miglior partita della stagione, proprio nel match più importante che molti di noi avessero mai giocato. Cercammo disperatamente di ottenere un buon margine per garantirci nel ritorno in Belgio: io segnai l'1-0 più o meno a sei minuti dalla fine, e proprio allo scadere segnai il raddoppio, con un tuffo di testa proprio sotto il Trent End. Rimane il gol preferito della mia carriera, e lì per lì pensai proprio che ci avrebbe garantito il passaggio del turno".

Invece, venne Muro, e un finale pazzesco a Bruxelles, con un gol regolarissimo annullato al Forest e un rigore inventato per i Belgi, che regalò ai biancomalva un immeritatissimo 3-0.

Be', per lo meno, per Steve Hodge, il disappunto seguito agli eventi che privarono il Forest di una meritatissima finale europea (sarebbe stata, tra l'altro, un derby inglese contro il Tottenham Hotspurs, l'altra squadra nel destino di Hodge, una sorta di prefigurazione della partita d'addio del centrocampista) trovò consolazione nella vittoria del Campionato europeo con l'Under 21, squadra della quale Steve era titolare inamovibile, e che schierava ottimi giocatori come il biondo portiere dello United Gary Bailey, la futura leggenda dell'Everton Dave Watson, gli altri futuri blue Steve Bracewell e Gary Stevens, e il grande Mark Hateley. Un successo al quale il giocatore del Forest contribuì grandemente, e nel quale attirò su di sé l'attenzione dei selezionatori della nazionale maggiore.

Dopo un altro anno al Forest, nell'agosto del 1985, piuttosto sorprendentemente, Clough accettò un'offerta del Villa per 450.000 sterline per il suo centrocampista preferito; solo un altro anno dopo, Steve Hodge passò al Tottenham, nel quale andò a formare uno dei centrocampo più forti che io abbia visto in una squadra inglese: una mediana a cinque, con lui a sinistra, Chris Waddle a destra, Ardiles e Hoddle interni, e Paul Allen ball-winner davanti alla difesa; una squadra fantastica, che lottò, nel 1986-87, per tutti e tre i trofei domestici fino alla fine, non riuscendo, però, a vincerne nemmeno uno.
In particolare, fu sorprendente la sconfitta contro il Conventry City nella finale della FA Cup, la prima sconfitta per gli Spurs nel massimo evento del calcio inglese, dopo undici partecipazioni alla finale, contraddistinte da tre pareggi e otto vittorie.

Il suo ritorno al Forest avvenne nella stagione 1988-89: per chi sa solo un pochino di storia del calcio, sa bene che quella fu certamente la stagione più tragica della storia del calcio inglese, e, indubbiamente, la stagione più tragica della storia del Forest.
Steve Hodge giocò molto bene, quell'anno, e arrivò a disputare la finale della Coppa di Lega contro il Luton Town, vincendola, e ottenendo, dunque, la sua prima medaglia in un torneo domestico importante; il Forest, quella stagione, vinse anche la Simod Cup contro l'Everton: la Simod Cup era una troiata di trofeo che si disputò negli anni del bando delle squadre inglesi dall'Europa, e che doveva servire a far girare un po' più di soldi tra le squadre della Lega, duramente penalizzate dall'esclusione anche sotto il profilo economico; una vera e propria marca della bruttezza e della tragicità di quegli anni.

Un derby contro i Rams del 1988

Steve Hodge in un derby contro i Rams del 1988 (foto BBC)

Ma, naturalmente, quella fu, soprattutto, per il Forest, la stagione della semifinale di FA Cup di Hillsborough contro il Liverpool, un evento al quale dedicheremo, certamente, un post apposito.

"Non vedemmo quasi nulla di quanto successe. Sapevamo solo che le cose non stavano andando per il verso giusto, che c'era stata una grande invasione di campo, una cosa così: ci fecero arrivare quasi all'ingresso del campo, da dove potevamo vedere una grande confusione, ma ci fecero tornare immediatamente negli spogliatoi".

Steve è uno dei giocatori più attivi nel sostegno alle famiglie delle vittime, e ha giocato innumerevoli partite di beneficenza e di commemorazione dell'evento.

La stagione successiva, Hodge giocò stabilmente nel mezzo del campo, e disputò una delle sue stagioni migliori con la maglia rosso Garibaldi, arrivando a essere, addirittura, il capocannoniere del club, con 14 gol.
Quell'anno, tra l'altro, il Forest riportò la Coppa di Lega a Nottingham, in una finale contro l'Oldham Athletic.

L'ultimo trofeo di Brian Clough, e l'ultimo trofeo importante dei Reds, a tutt'oggi.

La stagione 1990-1991 vide il Forest fare un ultimo viaggio a Wembley, stavolta per la finale vera, quella di FA Cup, l'unica finale di FA Cup di Brian Clough; un trofeo che il nostro Gaffer non è mai riuscito a vincere, e che era divenuto, come vedremo in seguito, una vera e propria ossessione.
Steve giocò molto meno dell'anno precedente, in quella stagione, perché a centrocampo era arrivato un giovane, talentuoso e granitico giocatore irlandese: Roy Keane. Anche in quella finale, giocata proprio contro la sua ex squadra, il Tottenham Hotspurs, Hodge partì dalla panchina.

"Fu una grande frustrazione, non poter partire titolare proprio in quella giornata, e proprio contro la mia vecchia squadra. Mi ricordo che ero molto emozionato. Entrai dopo un'ora di gioco: perdemmo, e alla fin fine quella fu anche la mia ultima partita con il Forest".

L'anno successivo passò al Leeds del grande Howard Wilkinson, pagato 900.000 sterline: visto che è la cifra più alta pagata per Hodges nel corso della sua carriera, e che Steve era, ormai, un giocatore sulla via del tramonto, possiamo ben dire che questo trasferimento ha segnato, più che altro, un capitolo importante nella storia della perdita di potere d'acquisto della divisa britannica.
Steve avrebbe dovuto essere un rincalzo per un centrocampo già strepitoso, composto da Gordon Strachan, Gary McAllister, Gary Speed e David Batty, ma Hodge, con il suo solito impegno e la sua solita dedizione, si guadagnò grande spazio, e diede un ottimo contributo alla vittoria del campionato da parte dei Bianchi dello Yorkshire: il suo primo e unico titolo di Lega.

Dopo un'altra stagione al Leeds, nel 1994 passò in prestito al Derby County (direi inevitabilmente), e poi chiuse la sua carriera giocando a Londra e dintorni, nel QPR, nel Watford e nel Leyton Orient, con una trascurabile parentesi addirittura a Hong Kong.

Anche la carriera in nazionale di Steve Hodge fu, tutto sommato, soddisfacente. Dopo l'europeo vinto con la Under, il centrocampista fu convocato da Bobby Robson per le fasi finali di due Campionati del Mondo; anche se la seconda volta, a Italia '90, un grave infortunio patito proprio prima dell'esordio lo costrinse a assistere all'avventura inglese, la migliore dal '66, sempre dalla panchina.

Questo non gli impedì di partecipare alla "replica" della famosa semifinale con la Germania, il Sir Bobby Robson Trophy match, tenutasi al St James Park il 26 luglio del 2009 — proprio cinque giorni prima che il grande tecnico morisse — per raccogliere fondi per la fondazione per la promozione della ricerca sul cancro che l'ex commissario tecnico aveva fondato a suo nome.

Ma il vero mondiale di Steve Hodge fu, indubbiamente, quello del 1986: dopo una sconfitta contro il Portogallo e un pareggio contro il Marocco nel gironcino iniziale, partite nelle quali Hodge non giocò, nella partita decisiva contro la Polonia Bobby Robson rivoluzionò la squadra, e diede fiducia al nostro centrocampista. Steve lo ripagò con una prestazione straordinaria: un cross e un passaggio che misero in porta Lineker, autore di una tripletta nel primo tempo che diede all'Inghilterra la vittoria e la qualificazione al turno successivo. Negli ottavi, il Paraguay: ancora un passaggio vincente per Lineker, e un ottimo contributo a un altro 3-0, che aprì ai Bianchi le porte dei quarti, nei quali avrebbero affrontato l'Argentina.

Una cosa su Hodge che quasi nessuno si ricorda, è che il gol di mano di Maradona venne da una sua vaccata assurda su un controllo sbagliato di Valdano: un rinvio delirante che sarebbe stato facilissimo se lui fosse stato in grado di calciare con il destro, cosa che gli era, invece, del tutto impossibile, e che invece diventò un cross perfetto per la "mano de Dios".

Steve Hodge contrasta Maradona nel quarto di finale Inghilterra-Argentina ai mondiali dell'86 (Foto Daily Mail)

Per sua fortuna, le polemiche sul fallo di mano superarono abbondantemente quelle sul suo gigantesco errore difensivo (alcuni continuano a sostenere che lui volesse proprio passare il pallone a Shilton, senza rendersi conto che Maradona aveva proseguito la sua corsa dentro l'area di rigore).  Mi ricordo perfettamente quell'incontro: l'Inghilterra stava prendendo il predominio della partita, fisicamente e tatticamente, e, senza quel gol-shock, sono convinto che non avrebbe preso nemmeno il secondo, subito dopo, il mitico coast to coast dello stesso Maradona; e, probabilmente, passato quel turno, l'Inghilterra, quel mondiale, avrebbe potuto vincerlo, e avrebbe così potuto sancire una sorta di riscatto immediato, di palingenesi, solo un anno dopo la tragedia dell'Heysel. Insomma, la storia del calcio mondiale sarebbe cambiata radicalmente.

Ma Hodge non aveva il destro, e l'Inghilterra fu eliminata ai quarti.

Durante la sua carriera, lunga e tutto sommato fortunata, Hodge, come abbiamo visto, ha vinto numerose medaglie; ma, nonostante il passaggio sbagliato che contribuì alla sconfitta dell'Inghilterra, a suo dire il suo trofeo preferito è proprio la maglietta di Maradona di quella partita: fu Steve, infatti, al termine di quel leggendario incontro, nonostante il fallo di mano, a chiedere e a ottenere la maglia del Pibe. Ci tiene tanto, che la sua godibile autobiografia si intitola, ironicamente, The man with the Maradona's shirt. Un'ulteriore dimostrazione del suo immenso spirito sportivo, e del suo amore per il beautiful game. Ora, quella maglietta, la maglietta del "gol più bello del mondo", Hodge l'ha data al National Football Museum, ma, ama dire, "solo per un prestito a lungo termine. Un giorno potrei andare a riprenderla".

La storia d'amore tra Hodge e il Forest, lunga, tormentata e cominciata in tenera età, come tutte le storie d'amore più belle, non è ancora finita: Steve lavora all'Accademia dei Reds, e dirige e allena la squadra Under 14. Speriamo che almeno uno di quei ragazzini possa prendere da Hodge un po' della sua classe, della sua dedizione, della sua modestia e del suo amore per lo sport.


Data di nascita: 25 ottobre 1962, Nottingham

Record nel Nottingham Forest

Presenze: 209 nella Lega, 19 nella FA Cup, 32 nella League Cup, 19 nelle altre competizioni
Gol: 50 nella Lega, 2 nella FA Cup, 8 nella League Cup, 6 nelle altre competizioni
Debutto: 15 maggio 1982 v Ipswich Town FC (fuori casa, vittoria per 3-1)

Altre squadre di appartenenza: Aston Villa, Tottenham Hotspurs, Leeds United, Derby County, Queen's Park Rangers, Watford, Leyton Orient, Inghilterra (24 caps)


Liberamente tratto e tradotto da
The Legends of Nottingham Forest, di Dave Bracegirdle, Breedon Books

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