Archivi del mese: giugno 2010

Da Gerd Müller a Thomas Müller, i miei primi quarant’anni di eliminazioni inglesi.

Questo è un sito sulQuesto è un sito sul Forest e su Brian Clough, ma non si può ignorare i Mondiali di calcio, e la prova terribile offerta dalla nazionale di Capello, la peggiore edizione dei Bianchi che abbia visto partecipare a una fase finale di Coppa del Mondo.

Questo è un sito sul Forest e su Brian Clough, ma non si possono ignorare completamente i Mondiali di calcio, e la prova terribile offerta dalla nazionale di Capello, la peggiore edizione dei Bianchi che io abbia mai visto partecipare a una fase finale di Coppa del Mondo.
Per l’occasione, da tifoso acquisito dei Tre Leoni (e quindi, come ogni convertito che si rispetti, particolarmente integralista), vorrei provare a dare un voto alle eliminazioni dell’Inghilterra dai mondiali che ho vissuto, da una a sei stelline, a seconda della minore e o maggiore delusione che ho provato.

1970: ✩˜†
Sarò sincero, non mi ricordo nulla della partita tra Germania Ovest e Inghilterra. Tutto quello che so di quella partita l’ho imparato dopo. Avevo cinque anni e mezzo, e cara grazia che i miei mi facevano star su a vedere le partite dell’Italia, che invece mi ricordo abbastanza bene. Furono gli unici mondiali in cui il mio tifo per l’Italia fu totale e incondizionato, anche perché giocavano insieme i miei due giocatori italiani preferiti di tutti i tempi, Boninsegna e Mazzola, e dell’Inghilterra penso non mi importasse nulla.
1974: ˜†˜†
Qui già stavo formando una decisa anglofilia, ma l’eliminazione dell’Inghilterra da parte della Polonia avvenne durante le qualificazioni, che si svolgevano, come tutto allora, in maniera molto soffice, senza alcuna immagine televisiva e, dunque, senza tanta sofferenza. In più, girava la leggenda della superumana partita di Tomaszewski a Wembley, che sembrava avesse parato anche i piselli tirati dai tifosi con la cerbottana, e questa cosa faceva anche quasi simpatia.
1978: ˜†
Fu una grande sofferenza, perché si trattò di uno scontro diretto con l’Italia durante le qualificazioni, e, quindi, la Rai fece vedere tutte le partite dell’Inghilterra o in diretta o in ampia sintesi. La mia classe era divisa tra olandesisti e italianisti, e nella sfida in qualificazione tra Italia e Inghilterra solo un paio di olandesisti di confessione neo-liverpooliana appoggiavano tiepidamente la mia posizione di tifo per i Tre Leoni, ma senza esporsi apertamente. Fummo eliminati per differenza reti, perché il portiere finlandese contro di noi fece i miracoli, e contro l’Italia prese un giorno di vacanza. Di quel girone di qualificazione ricordo benissimo tutto, ma, in particolare, la partita di Keegan a Wembley, quando vidi per l’unica volta in vita mia Tardelli non sapere davvero che pesci prendere per fermarlo, e mi ricordo benissimo anche che l’ultima giornata del girone, il giorno decisivo di Italia-Lussemburgo, che mi misi davanti alla TV con la flebile speranza, naturalmente illusoria, che il Granducato riuscisse a strappare il pareggio-qualificazione. Prima della partita, in una sorta di rito sciamanico propoziatorio, avevo giocato un Italia-Lussemburgo a Subbuteo con un mio amico italianista (io tenevo il Lussemburgo, naturalmente), e avevo vinto agevolmente per 3-0; lo stesso risultato con cui vinse l’Italia, privandoci della qualificazione per l’Argentina.
1982: ˜†
Quella squadra mi piaceva molto. Ero un po’ deluso per lo scarso impiego di giocatori del Forest, ma, oggettivamente, eravamo già in via di smantellamento, Greenwood convocò diversi giocatori dei Reds campioni d’Europa, ma Trevor Francis era già finito al Birmingham, e Tony Woodcock era già al Colonia. Solo Viv Anderson, tra i giocatori ancora al City Ground, giocò titolare. Se mi dovessero chiedere, direi che il 1982 è una vera e propria occasione mancata. Nelle qualificazioni surclassammo la Francia, e nel gironcino dominammo sia con la Germania che con la Spagna, ma, con un Francis come al solito a mezzo servizio per un infortunio al solito tendine, tirammo fuori solo due 0-0 che ci condannarono a un’eliminazione da imbattuti.
1986: ˜†
Avrebbe dovuto essere il nostro mondiale, perché eravamo i più forti. Mano o non mano di Dio, perché cacchio lasciare fuori John Barnes???
1990: 
L’unica volta nella mia storia di tifoso dell’Inghilterra che ero davvero convinto che avremmo potuto farcela, ma sin dall’inizio. Inoltre, avevamo una difesa marcata Forest, con Des Walker e Stuart Psycho Pearce. Girone iniziale rognosissimo vinto contro la Repubblica, l’Olanda e l’Egitto, poi turni a eliminazione in constante crescita, Belgio Camerun e Germania, con una partita bellissima da parte nostra, persa, come tutti sanno, ai rigori, con in più l’amarezza dell’errore di Pearce. Fu la volta che Lineker coniò la mitica definizione “il calcio è un gioco che si gioca in undici e dove alla fine vincono i tedeschi”. In più, perdemmo anche il terzo posto per un gol clamorosamente in fuori-gioco dell’Italia, ma è un ricordo vago e potrei sbagliarmi.
1994: 
Mi ricordavo benissimo che non c’eravamo, ma ho dovuto andare a riguardare su internet il motivo per cui non ci eravamo qualificati per USA 94: fummo eliminati da Norvegia e Olanda. Era un periodo difficile, per me, quello; senz’altro lì per lì ci rimasi male, ma non me lo ricordo proprio, quindi anche qui metto una sola stellina.
1998: 
Quel mondiale non l’avremmo mai potuto vincere in tutta la storia del calcio, perché dopo l’Argentina avremmo dovuto giocare in fila contro l’Olanda, il Brasile e la Francia, ma la partita contro l’albiceleste è stata, a mia memoria, la più bella e appassionante partita dell’Inghilterra in una fase finale dei mondiali, e alla fine ci rimasi davvero molto male (e devo dire che anche quei mondiali, nella mia memoria, sono stati quelli più belli, tecnicamente, dal 1974 in poi).
2002: 
Un altro mondiale buttato nel cesso, ma se perdi così da pirla, un po’ viene da dire “vabbè ma allora te lo meriti”.
2006: 
La vidi al bar; praticamente, quei mondiali li vissi al bar, perché non conoscevo nessuno che aveva Sky, e nella partita contro il Portogallo rivissi il mio isolamento adolescenziale, con tutti gli italioti del bar animati da fieri sentimenti anti-inglesi. Mi ricordo Hargreaves, un po’ in ombra fino a lì, assurgere a dimensione titanica dopo l’espulsione di Rooney (per lui questo è il secondo mondiale a secco, a proposito…) e cercare di battere da solo il Portogallo, sfiorando più volte l’impresa. Uscii dal bar prima dei rigori, per evitare gli sfottò degli italioti anti-inglesi che avevano via via preso a odiarmi, perché tanto ero sicuro che avremmo perso.
2010: ✩1/2
Non l’ho ancora detto, ma io non ho una grande passione per il calcio delle nazionali: mi piacciono i mondiali e gli europei come mi piacevano Giochi senza Frontiere, anche se sono sempre stato convinto che siano, essenzialmente, una baracconata di regime in cui vengono messi in scena con grande precisione i rapporti di potere all’interno della FIFA. Insomma, non ho per le nazionali lo stesso grado di coinvolgimento acritico che nutro per le mie squadre di club preferite. Per appassionarmi, una squadra nazionale deve giocare bene, e questa Inghilterra qui è stata veramente uno schifo. Ho messo una pallina e mezzo, perché l’unica volta che ne ho messa una era quando non ero a conoscenza né dell’Inghilterra né della sua eliminazione, o quando non me la ricordavo proprio, ma, certamente, retrospettivamente mi dispiace molto di più per l’eliminazione del 1970 che per questa.
Io non ho una grande passione per il calcio delle nazionali: mi piacciono i mondiali e gli europei come mi piacevano Giochi senza Frontiere, anche se sono sempre stato convinto che siano, essenzialmente, una baracconata di regime in cui vengono messi in scena con grande precisione i rapporti di potere all’interno della FIFA. Per appassionarmi, una squadra nazionale deve giocare molto bene, e questa Inghilterra qui è stata veramente uno schifo. Ho messo una pallina e mezzo, perché l’unica volta che ne ho messa una era quando non ero a conoscenza né dell’Inghilterra né della sua eliminazione o non me la ricordavo, ma, certamente, retrospettivamente mi dispiace molto di più per l’eliminazione del 1970 che per questa. Forest e su Brian Clough, ma non si può ignorare i Mondiali di calcio, e la prova terribile offerta dalla nazionale di Capello, la peggiore edizione dei Bianchi che abbia visto partecipare a una fase finale di Coppa del Mondo.
Per l’occasione, vorrei provare a dare un voto alle eliminazioni dell’Inghilterra dai mondiali che ho vissuto, da una a sei stelline, a seconda della minore e o maggiore delusione che ho provato.
1970: ☆
Sarò sincero, non mi ricordo nulla della partita tra Germania Ovest e Inghilterra. Tutto quello che so di quella partita l’ho imparato dopo. Avevo cinque anni e mezzo, e cara grazia che i miei mi facevano star su a vedere le partite dell’Italia, che invece mi ricordo abbastanza bene. Furono gli unici mondiali in cui il mio tifo per l’Italia fu totale e incondizionato, anche perché giocavano insieme i miei due giocatori italiani preferiti di tutti i tempi, Boninsegna e Mazzola, e dell’Inghilterra penso non mi importasse nulla.
1974: ☆☆
Qui già stavo formando una decisa anglofilia, ma l’eliminazione dell’Inghilterra da parte della Polonia avvenne durante le qualificazioni, che si svolgevano, come tutto allora, in maniera molto soffice, senza alcuna immagine televisiva e, dunque, senza tanta sofferenza. In più, girava la leggenda della superumana partita di Tomaszewski a Wembley, che sembrava avesse parato anche i piselli tirati dai tifosi con la cerbottana, che faceva anche quasi simpatia.
1978: ☆☆☆☆☆
Fu una grande sofferenza, perché si trattò di uno scontro diretto con l’Italia durante le qualificazioni, e, quindi, la Rai fece vedere tutte le partite dell’Inghilterra o in diretta o in ampia sintesi. La mia classe era divisa tra olandesisti e italianisti, e nella sfida in qualificazione tra Italia e Inghilterra solo un paio di olandesisti di confessione neo-liverpooliana appoggiavano tiepidamente la mia posizione di tifo per i Tre Leoni, ma senza esporsi apertamente. Fummo eliminati per differenza reti, perché il portiere finlandese contro di noi fece i miracoli, e contro l’Italia prese un giorno di vacanza. Nonostante questo, mi ricordo benissimo che mi misi davanti alla TV il giorno decisivo di Italia-Lussemburgo ancora con la speranza, naturalmente illusoria, che il Granducato riuscisse a strappare il pareggio-qualificazione, dopo aver giocato un Italia-Lussemburgo a Subbuteo con un mio amico italianista (io tenevo il Lussemburgo, naturalmente), e averlo vinto agevolmente per 3-0.
1982: ☆☆☆☆
Quella squadra mi piaceva molto. Ero delusissimo per lo scarso impiego di giocatori del Forest, ma, oggettivamente, eravamo già in calo, Francis era già al Birmingham e Woodcock già al Colonia. Solo Anderson giocò titolare. Se mi dovessero chiedere, direi che il 1982 è una vera e propria occasione mancata. Nelle qualificazioni surclassammo la Francia, e nel gironcino dominammo sia con la Germania che con la Spagna, ma, con un Francis come al solito a mezzo servizio per un infortunio al solito tendine, tirammo fuori solo due 0-0 che ci condannarono a un’eliminazione da imbattuti.
1986: ☆☆☆☆☆
Avrebbe dovuto essere il nostro mondiale, perché eravamo i più forti. Mano o non mano di Dio, perché cacchio lasciare fuori John Barnes???
1990: ☆☆☆☆☆☆
L’unica volta nella mia storia di tifoso dell’Inghilterra che ero davvero convinto che avremmo potuto farcela, ma sin dall’inizio. Inoltre, avevamo una difesa marcata Forest, con Des Walker e Psycho Pearce. Girone iniziale rognosissimo, poi turni a eliminazione in constante crescita, Belgio Camerun e Germania, con una partita bellissima da parte nostra, persa, come tutti sanno, ai rigori, con in più l’amarezza dell’errore di Pearce. Fu la volta che Lineker coniò la mitica definizione “il calcio è un gioco che si gioca in undici e dove alla fine vincono i tedeschi”. In più, perdemmo anche il terzo posto per un gol clamorosamente in fuori-gioco dell’Italia, ma è un ricordo vago e potrei sbagliarmi.
1994: ☆
Mi ricordavo benissimo che non c’eravamo, ma ho dovuto andare a riguardare su internet il motivo per cui non ci eravamo qualificati per USA 94: fummo eliminati da Norvegia e Olanda. Era un periodo difficile, per me, quello; senz’altro lì per lì ci rimasi male, ma non me lo ricordo proprio, quindi anche qui metto una sola stellina.
1998: ☆☆☆☆☆
Quel mondiale non l’avremmo mai potuto vincere in tutta la storia del calcio, perché dopo l’Argentina avremmo dovuto giocare in fila contro l’Olanda, il Brasile e la Francia, ma la partita contro l’albiceleste è stata, a mia memoria, la più bella e appassionante partita dell’Inghilterra in una fase finale dei mondiali, e alla fine ci rimasi davvero molto male (e devo dire che anche quei mondiali, nella mia memoria, sono stati quelli più belli, tecnicamente, dal 1974 in poi).
2002: ☆☆☆
Un altro mondiale buttato nel cesso, ma se perdi così da pirla, un po’ viene da dire “vabbè ma allora te lo meriti”.
2006: ☆☆☆☆
La vidi al bar, praticamente quei mondiali li vissi al bar perché non conoscevo nessuno che aveva Sky, e nella partita contro il Portogallo rivissi il mio isolamento adolescenziale, con tutti gli italioti del bar animati da fieri sentimenti anti-inglesi. Mi ricordo Hargreaves, un po’ in ombra fino a lì, assurgere a dimensione titanica dopo l’espulsione di Rooney (per lui questo è il secondo mondiale a secco, a proposito…) e cercare di battere da solo il Portogallo, sfiorando più volte l’impresa. Uscii dal bar prima dei rigori, per evitare gli sfottò degli italioti anti-inglesi che avevano via via preso a odiarmi, perché tanto ero sicuro che avremmo perso.
2010: ☆½
Io non ho una grande passione per il calcio delle nazionali: mi piacciono i mondiali e gli europei come mi piacevano Giochi senza Frontiere, anche se sono sempre stato convinto che siano, essenzialmente, una baracconata di regime in cui vengono messi in scena con grande precisione i rapporti di potere all’interno della FIFA. Per appassionarmi, una squadra nazionale deve giocare molto bene, e questa Inghilterra qui è stata veramente uno schifo. Ho messo una pallina e mezzo, perché l’unica volta che ne ho messa una era quando non ero a conoscenza né dell’Inghilterra né della sua eliminazione o non me la ricordavo, ma, certamente, retrospettivamente mi dispiace molto di più per l’eliminazione del 1970 che per questa.
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Brian Clough Cup rescheduled

Comunicazione di servizio: la partita con il Derby, originariamente in programma per il 28 dicembre, è stata spostata al 29 dicembre, con calcio di inizio alle 19:45 ora locale (20:45 ora italiana). Ora la diretta su Sportitalia è una certezza!

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Archiviato in stagione 2010-2011

Perché?

Perché avevo completamente rimosso il fatto che il bravo Salvatore Matrecano ha giocato nel Nottingham Forest dal 1999 al 2001, raggranellando in tutto undici presenze? Benvenuto tra le Leggende del Forest, Salvatore!

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Portugal trip.

Così come l'anno passato, il Forest svolgerà parte della preparazione pre-campionato in Portogallo. Billy Davies e i suoi ragazzi passeranno una settimana in un centro di preparazione atletica nell'Algarve, e disputeranno una partita amichevole il 17 luglio all'Estádio José Arcanjo contro i rossoneri dell'SC Olhanense, squadra allenata dall'ex grande difensore centrale del Porto campione d'Europa (e del Charlton) Jorge Costa, uno dei ragazzi della nidiata dei campioni del mondo under 20 del 1991, insieme a Figo e a Rui Costa. Secondo il portavoce ufficiale della società, c'è la possibilità che il Forest disputi un'altra amichevole, durante questo periodo, anche se le possibilità di un simile evento sono molto limitate.

Anche l'anno passato i Reds passarono un periodo di stage in Portogallo, e disputarono un'amichevole, ancora più prestigiosa, contro lo Sporting di Lisbona, vincendola 1-0 con una rete di Paul Anderson.

L'SC Olhanense è una squadra portoghese di massima divisione: neopromossa l'anno passato dopo 34 anni di assenza dalla massima serie, ha ottenuto una salvezza tranquilla e un prestigioso 13° posto finale.

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Archiviato in stagione 2010-2011

Brian Clough e Peter Taylor: the market masters.

Sto leggendo un libro molto interessante, Soccernomics, di Simon Kuper e Stefan Szymanski, Nation Books 2009. Gli autori sono un giornalista e un economista, entrambi appassionati di sport, che si uniscono per cercare di spiegare alcune delle tendenze del beautiful game attraverso numeri, statistiche, e correlazioni con altri andamenti tendenziali di fattori economici, demografici e sociali.
Gli autori perseguono, dunque, un'operazione profondamente controcorrente, del tutto opposta al sentire comune che guarda al calcio come al fenomeno supremamente imprevedibile e irriconducibile, in gran misura, a spiegazioni razionali; uno sport che trascenderebbe, secondo i più, le pure statistiche, che interessano così tanto, invece, gli appassionati di sport americani, e ne governano, in gran parte, la gestione dei giocatori.

In un capitolo dedicato al mercato, i due autori notano un fatto molto interessante: mentre esiste una grande correlazione positiva tra ammontare degli ingaggi e posizione finale di una squadra nella sua classifica di lega (ovvero, esiste una grandissima probabilità che al crescere del monte ingaggi cresca anche la posizione in classifica di una squadra), non esiste una corrispondente correlazione positiva tra ammontare dei soldi spesi sul mercato e posizione finale della squadra nella lega. Ovvero, non esiste una probabilità altrettanto alta che, al crescere dei soldi spesi sul mercato dei giocatori, cresca anche la posizione in classifica di una squadra.
Questo, secondo i due autori, è il sintomo di un elemento molto importante, anzi, decisivo, nella gestione di una squadra: il mercato degli ingaggi è razionale, ovvero, nel medio periodo un giocatore arriva a ottenere un ingaggio corrispondente al suo valore e alla sua capacità di influenzare l'andamento di una squadra; il mercato dei passaggi di proprietà dei calciatori da una squadra all'altra, invece, è profondamente irrazionale, dal momento che non c'è alcuna prova che un giocatore costato tanto a una squadra sia più utile alle sorti del suo nuovo club di un giocatore pagato poco.

Per fare un esempio noto e tratto dalla cronaca recente: il caso di Ibrahimovic e Eto'o da una parte, e quello di Kakà e di Sneijder dall'altra. Ibrahimovic e Kakà sono stati pagati molto più di Eto'o e di Sneijder, eppure, il loro rendimento è stato molto inferiore rispetto a quello dei giocatori che hanno sostituito, acquistati dall'Inter a prezzi di vero e proprio saldo. In seguito a questa stagione, Ibrahimovic verrà probabilmente venduto a una squadra che gli darà un ingaggio inferiore rispetto a offertogli dal Barça, mentre Sneijder e Eto'o chiederanno all'Inter un aumento, o otterranno il trasferimento a una squadra che darà loro un ingaggio maggiore, dimostrando il fatto che, a differenza del mercato dei giocatori, quello degli ingaggi tende a conformarsi al reale valore dei giocatori.

Dopo aver dato questo inquadramento teorico, i due autori scelgono di tracciare i profili di alcuni grandi interpreti del mercato giocatori, che, essendo così irrazionale, presenta ampi spazi di manovra per gli operatori più abili. In particolare, esaminano i casi di Arséne Wenger, di Bernard Lacombe, direttore sportivo dell'Olympique Lyonnais, e, soprattutto, quello di Brian Clough e di Peter Taylor; in particolare, il libro riguarda alla loro gestione del Nottingham Forest. uno dei pochi casi, in uno dei più difficili campionati del mondo, in cui una squadra ottenne risultati incomparabilmente maggiori rispetto al rapporto tra il suo monte ingaggi e quello dei principali avversari. Riportiamo qui, di seguito, la traduzione del capitolo dedicato alla nostra coppia di manager preferita.


ALCOLISTI, GIOCATORI D'AZZARDO E AFFARI D'ORO: CLOUGH E TAYLOR AL FOREST

"Cloughie non disdegnava le mazzette", affermò Alan Sugar di fronte alla High Court nel 1993. Sugar disse che gliel'aveva confidato l'ex manager degli Spurs, Terry Venables.
"Mazzetta" [nell'originale bung, letteralmente "toppa", soprattutto per fermare la perdita di un liquido da un contenitore] è il termine gergale britannico per indicare un pagamento illegale, fatto "sotto il tavolo", per facilitare un affare. La Corte era venuta a conoscenza della voci secondo le quali Clough, quando vendeva o comprava un giocatore, si aspettava di avere una mazzetta. In particolare, avrebbe gradito, soprattutto, che la mazzetta gli fosse consegnata in un'area di sosta di qualche autostrada. Clough negò sempre tutto — "Una toppa? Intendete dire quella cosa che mette l'idraulico per fermare le perdite dai tubi del bagno?" — e fu del tutto prosciolto dalle accuse.
Tuttavia, la cosa che sembra più verosimile è questa: "Old Big 'Ead" (il modo in cui Cough chiamava se stesso) era così abile a operare nel mercato dei trasferimenti, e a generare profitti per la sua squadra anche mentre stava portando un piccolo club di provincia a diventare campione d'Europa, che non gli sembrava del tutto insensato ritagliarsi qualche piccolo extra occasionale. Più di ogni altro manager di quei tempi, Clough e il suo braccio destro, Peter Taylor, ebbero uno straordinario successo al tavolo verde del mercato dei giocatori.

Clough e Taylor si incontrarono per la prima volta nella loro vita nel corso di una partita "probabili contro possibili" tra le riserve del Middlesborough, nel 1955. Sembra che si siano innamorati l'uno dell'altro proprio a prima vista. Quasi subito, cominciarono a uscire insieme nel tempo libero, soprattutto per girellare nel Nord dell'Inghilterra, guardando partite di calcio e per allenare, per divertimento, squadre di ragazzini. Taylor non diventò mai nulla più che un portiere modesto e girovago, ma Clough diventò un fior di giocatore: tuttora, è il più giovane calciatore a aver raggiunto il limite di duecento reti in partite di lega in Inghilterra; purtroppo, all'età di ventisette anni, si spezzò il ginocchio cadendo malamente dopo un contarsto su un campo gelato, in una partita giocata nel Boxing Day del 1962.

Tre anni più tardi, telefonò a Taylor, e gli disse: «Ho un offerta per allenare l'Hartlepool. Non è il lavoro dei miei sogni, ma se vieni anche tu, lo potrei prendere in considerazione». Riattaccò immediatamente. Taylor abboccò all'amo, anche se, per poter ottenere l'incarico, dovette fungere anche da supporto al personale medico dell'Hartlepool, fungendo da omino della spugna nel corso delle partite. Ma quello fu il preludio delle loro leggendarie stagioni al Derby e al Forest.

Il romanzo di David Peace, The Damned United — e anche, in parte, il film di Tom Hooper che ne è stato tratto — non è altro, in realtà, che il racconto della storia d'amore tra Brian Clough e Peter Taylor. Nella vita dei due, le loro rispettive mogli non ebbero altro che una parte da comparse. Come in tutte le coppie che si rispettino, ognuno dei due aveva un ruolo preciso: come dice a sé stesso lo stesso personaggio Clough, nel libro di Peace, «Peter ha occhi e orecchie, ma tu hai lo stomaco e le palle». Taylor trovava i giocatori, ma Clough li portava alla gloria.

La loro relazione si concluse con un "divorzio", nel 1982, con le dimissioni di Taylor dal Forest. Sembra che la frattura avesse cominciato a aprirsi due anni prima, quando Taylor pubblicò un bellissimo ma puprtroppo dimenticato libro di memorie, With Clough by Taylor.
A dire il vero, è molto più di un libro di memorie: al momento, è la cosa più simile che abbiamo a un manuale di gestione del mercato dei trasferimenti.

Ma è chiaro che i problemi che divisero la coppia non attenevano solo alla letteratura. Forse Clough provava nei confronti del socio una sorta di risentimento, per il fatto che aveva così bisogno di lui: e questa non era proprio il tipo di relazione che Clough amava intrattenere con il proprio prossimo.
Infatti, il film The Damned United ci dipinge un Clough che fallisce al Leeds anche perché Taylor non è lì con lui a cercare buoni giocatori, e ce lo mostra, alla fine, mentre guida verso Brighton con i suoi figli per impetrare il perdono del suo partner. Trova Taylor intento al giardinaggio; all'iniziale rifiuto di Taylor, Clough si getta ai suoi piedi in mezzo alla strada, e gli dice: «Non sono nulla senza di te. Per favore, per favore tesoro, prendimi di nuovo con te».
Taylor torna con lui, e gli procura una squadra del Forest a prezzo di saldo in grado di vincere due Coppe dei Campioni. 
Qualunque fosse la natura della loro relazione, la coppia sapeva bene come fare a ingaggiare i giocatori. Ecco alcuni dei loro colpi:

  • Comprare Garry Birtles, un piastrellista che giocava Long Eaton, un club di semiprofessionisti, per 3.500 dollari nel 1976, per poi rivenderlo al Manchester United, quattro anni, dopo per 2,9 milioni di dollari. Una misura della bontà dell'affare la dà il fatto che il Forest ottenne per Birtles 500.000 dollari più di quanto il Leeds ottenne dallo stesso Manchester United per Cantona dodici anni dopo, nel 1992. Birtles costò allo United circa 175.000 dollari per ogni gol, e dopo due anni fu venduto nuovamente al Forest per un quarto della cifra pagata dallo United.
  • Comprare Roy Keane dal Cobh Ramblers, un club irlandese, per 80.000 dollari nel 1990, e rivenderlo al Manchester United per 5,6 milioni di dollari tre anni più tardi: a quel tempo, fu la somma record pagata per un giocatore in Gran Bretagna.
  • Comprare Kenny Burns dal Birmingham City per 250.000 dollari nel 1977. Taylor scrive, nel suo libro, che Burns era considerato, quando lo comprò il Forest, "un piantagrane, un giocatore d'azzardo che beveva troppo… una roccia sovrappeso". Nel 1978, Kenny Burns vinse il premio di Giocatore dell'Anno assegnato dai giornalisti sportivi inglesi.
  • Comprare due volte Archie Gemmill, tutte e due le volte a prezzo di saldo. Nel 1970, quando Gemmill stava giocando per il Preston, Clough lo andò a trovare in auto e gli chiede di accettare il trasferimento al Derby. Gemmill rifiutò. Clough disse che sarebbe rimasto fuori, nell'auto, finché non avesse cambiato idea. La moglie di Gemmill, a quel punto, lo invitò a dormire in casa. La mattina dopo, a colazione, Clough persuase Gemmill a firmare. Il giocatore costò al Derby 145.000 dollari, e Gemmill aiutò il Derby a vincere, in poco tempo, due titoli di lega. Nel 1977, Clough pagò al Derby 35.000 dollari, più il portiere John Middleton, ampiamente dimenticato, per portare Gemmill al Forest, che avrebbe aiutato a vincere un altro titolo di lega.

Se c'è al mondo un club dove praticamente ogni penny speso per i trasferimenti portò a un buon risultato, quello fu il Forest nell'era di Clough. Negli anni '70 la correlazione di cui parlavamo prima [quella tra monte ingaggi e prestazioni della squadra] avrebbe tracciato delle linee fuori dal grafico: il Forest vinse due Coppe dei Campioni con una squadra fatta con le noccioline. Purtroppo, non abbiamo dati finanziari precisi per quel periodo, ma anche negli anni tra il 1982 e il 1992, quelli del declino di Clough, dopo che Taylor l'aveva lasciato, il Forest si comportò sul campo altrettanto bene di club che potevano spendere negli ingaggi ben oltre il doppio di quanto avevano a disposizione i Trentsiders. Clough era riuscito a spezzare la correlazione d'acciaio tra somma spesa nei salari e posizione finale in classifica.

È difficile individuare i segreti del duo, e, certamente, se fosse stato così semplice individuarli, tutti i rivali del Forest li avrebbero utilizzati. Il libro di Taylor fa capire chiaramente che lo scout passava un sacco di tempo a esaminare giocatori (come Burns) che gli altri avevano erroneamente e sbrigativamente sottovalutato, a causa di alcune caratteristiche superficiali. Ma anche questa è una spiegazione insufficiente, perché, certamente, ci saranno stati molti altri scout che avranno fatto altrettanto.
A volte, poi, il Forest allargò i cordoni della borsa per comprare un giocatore riconosciuto universalmente come molto bravo, come Trevor Francis, il primo "uomo da un milione di sterline", o Peter Shilton, che il trasferimento a Nottingham rese il portiere più costoso della storia del calcio inglese.

Ancora grazie al libro di Taylor, possiamo identificare tre delle regole che guidavano l'azione del duo. Per prima cosa, essere pronti a vendere giocatori così come lo si è a acquistarli. "È importante, nel football come nel mercato azionario, vendere al momento giusto", scrive Taylor. "Un manager dovrebbe sempre essere attento ai segni di decadimento di una squadra vincente, e poi vendere i giocatori responsabili, prima che il decadimento venga notato dai possibili compratori".

Il momento nel quale un giocatore raggiunte il top, nella sua personale parabola, è come il momento di picco del mercato azionario. Clough e Taylor cercavano sempre di individuare quel momento, e di vendere proprio allora. Ogni volta che compravano un giocatore, gli facevano un discorsetto introduttivo standard, riportato da Taylor nel suo libro: «Figliolo, non appena noi potremo sostituirti con un giocatore migliore, noi lo faremo senza batter ciglio. Questo è quello che noi siamo pagati per fare: mettere insieme la migliore squadra che possiamo, e cercare di vincere tutto quello che possiamo. Se noi individuassimo un giocatore migliore di te e non lo comprassimo, saremmo dei truffatori. E noi non siamo truffatori». Nel 1981, proprio quando Kenny Burns aveva vinto di tutto con il Forest, fu venduto al Leeds United per 800.000 dollari.

Seconda cosa: i giocatori avviati verso la trentina sono sopravvalutati. «Ho notato come, negli anni, il Liverpool tenda a vendere i giocatori quando si avvicinano alla trentina», annota Taylor nel suo diario. «Bob Paisley crede che il giocatore medio di Prima Divisione tende a cominciare a declinare, a trent'anni». Taylor aggiunse, con una qual certa malcelata aria di superiorità, che questo era maggiormente vero per una "squadra basata sulla corsa come il Liverpool", ma lo era forse meno per una squadra come il Forest, basata sui passaggi. Nondimeno, il secondo di Clough si trovava d'accordo con il principio di vendere i giocatori proprio all'inizio del loro periodo di declino.

Il maestro di questo genere di mercato, oggi, è Wenger. Il manager dell'Arsenal è uno dei pochi protagonisti del football che ha del gioco del calcio una visione "dall'esterno", anche perché ha una laurea in scienze economiche presa all'Università di Strasburgo. Proprio per la sua istruzione economica, Wenger tende a fidarsi dei dati molto più che della "saggezza" condivisa tra i cultori del calcio. Wenger ha osservato che, sul mercato dei calciatori, i club tendono a indirizzare le proprie decisioni basandosi sulla storia di un giocatore, sulle sue prestazioni passate. Questo fa sì che i club siano disposti a pagare una fortuna per giocatori che hanno già attraversato il proprio picco.
Probabilmente perché Wenger è uno degli allenatori che basa la propria valutazione dei giocatori sulle statistiche, è capace di individuare il declino di un giocatore prima di quanto non riesca a fare il mondo del calcio nel suo complesso. Quando Bergkamp passò la trentina, Wenger cominciò a sostituirlo, in qualche momento del secondo tempo. Se Bergkamp si lamentava, Wenger gli faceva vedere semplicemente il grafico della sua prestazione durante la partita: "vedi, Dennis, dopo settanta minuti hai cominciato a correre sempre di meno, e la tua velocità è diminuita".

Wenger ha lasciato spesso il posto in squadra ii difensori fino a 35 anni, ma, di solito, si libera di centrocampisti e attaccanti molto prima. Ha venduto Vieira per 25 milioni di dollari a 29 anni, Henry per 30 milioni di dollari a 29 anni, Petit per 10,5 milioni di dollari a 29 anni, e Overmars per 37 milioni di dollari a 27 anni: nessuno di loro ha mai più giocato bene come quando era all'Arsenal.

Infine, la terza regola di Clough e Taylor: comprare giocatori con problemi personali (come Burns, o il giocatore patologico Stan Bowles) con un forte sconto. Poi, aiutarli a uscire dal loro problema.

Clough, un semi-alcolizzato, e Taylor, un forte giocatore d'azzardo, riuscivano a stabilire un'empatia con i giocatori problematici. Nel momento della negoziazione con un giocatore nuovo, gli facevano sempre una domanda standard, alla quale, dice Taylor, "sapevamo già dare una risposta da soli, di solito": la domanda era "dicci il tuo vizio, prima della firma. Donne? Alcol? Droga? Gioco?".

Clough e Taylor pensavano, una volta venuti a sapere del problema di un calciatore, di essere in grado di aiutare il giocatore a superarlo. Taylor racconta di aver detto a Bowles, che si unì al Forest nel 1979 (e, come accade, fallì sulle rive del Trent): "Ogni problema nella tua vita privata deve essere portato davanti a noi, può non piacerti ma ti proveremo che il nostro modo di guidare una squadra è la cosa migliore per tutti noi".
Dopo che un giocatore aveva confidato loro un problema, scrive Taylor, "se non eravamo in grado di trovare una risposta, ci saremmo rivolti a un esperto. Avremmo cercato qualche consiglio per i nostri giocatori da un pastore, da un dottore, o anche da un avvocato o un assistente sociale". Usando lo stesso approccio, Wenger avrebbe aiutato Paul Merson e Tony Adams a affrontare le loro dipendenze.

Tutto questo può sembrare ovvio, ma l'atteggiamento prevalente, nel mondo del calcio, è "ti abbiamo pagato un sacco di soldi, ora cavatela", come se le fragilità mentali, le dipendenze, o la nostalgia non dovessero esistere, al di sopra di un certo livello di reddito.

Tratto e tradotto da Soccernomics, di Simon Kuper e Stefan Szymanski, Nation Books 2009
Pagine 54-58


Soccernomics è pubblicato anche in Italia, con il titolo di Calcionomica. Meraviglie, segreti e stranezze del calcio mondiale, prezzo di copertina € 24,00, 2010, Isbn Edizioni. L'edizione inglese, se proprio volete leggerlo e risparmiare, costa 10 sterline, e molti siti, come bookdepository.co.uk, il mio pusher di libri inglesi, non fanno pagare il prezzo di spedizione, oltre a offrire spesso forti sconti. È una lettura piacevolissima e interessante, anche se tutti gli appassionati di calcio sanno benissimo che, al di là della ferrea logica dei numeri e delle serie storiche, esiste nel beautiful game una componente metafisica, inafferrabile e ineliminabile: quella che rende il nostro gioco preferito, per l'appunto, il più bello del mondo.

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Welcome back home, Brian Laws.

Mentre tutto il mondo, là fuori, si occupa dei mondiali di calcio, noi eravamo tesi per l'evento che marcherà di sé tutto l'anno prossimo: il sorteggio delle fixture per le massime serie professionistiche inglesi e, soprattutto, naturalmente, per la Championship. Il sorteggio è avvenuto, e qui ve ne si dà conto.

Nell'immaginario dei tifosi del Forest è "il secondo miglior terzino destro della nostra storia dopo Viv Anderson" (sempre sperando che Chris Gunter vada prima o poi a occupare quella troppo annosa casella nella mente e nel cuore dei Trentsiders).

Nonostante l'infelice mezza stagione passata a Burnley, preso in una condizione di relativa sicurezza e portato alla retrocessione in Championship, Brian Laws è stato confermato dal board del Burnley come manager anche per la stagione 2010-11, e, ironia del destino, esordirà nel nuovo campionato, il 7 agosto, al Turf Moor, proprio contro la squadra che lo vide protagonista di grandi fortune e sfortune da calciatore, negli anni finali dell'era Clough.

Nella seconda giornata, il 14 agosto, dopo l'intervallo costituito dal turno di Coppa di Lega, un'altra partita contro una squadra tornata in Championship quest'anno: il Leeds United, al City Ground.

Il Norwich City, la squadra di cui parlammo nel post su Fashanu, i campioni di League One, faranno visita al City Ground il 28 di agosto.

I due derby con il Derby (lo so che fa schifo), nelle quali verrà messa in palio la Brian Clough Cup attualmente detenuta dai Rams, saranno profondamente invernali: l'andata, quando la squadra di Nigel Clough visiterà il City Ground, si terrà martedì 28 dicembre, in piena congestione natalizia, mentre il ritorno al Pride Park avrà luogo di sabato, il 22 di gennaio del 2011.

Gli altri derby delle Midlands orientali, quelli contro il Leicester City, si terranno nella tana delle Volpi il 27 di novembre, e sul Trent il 23 di aprile.

Nel tradizionale appuntamento calcistico del Boxing Day, nel corso del quale la visione della partita su Sportitalia è tradizionale almeno quanto il cinema, il Forest affronterà il Middlesbrough al Riverside Stadium; nell'altra partita tradizionale del coma alimentare, quella del Capodanno, sarà il Barnsley a far visita ai Reds al City Ground.

La campagna interna del Nottingham Forest si chiuderà il 30 di aprile, quando lo Scunthorpe farà visita al City Ground, mentre l'ultima di campionato sarà il trip a Crystal Palace, otto giorni più tardi.

Interessante, tra le altre cose, il fatto che le nostre prime tre partite casalinghe, nelle prime cinque, siano con le tre neo-promosse, Leeds Utd, Norwich City e Millwall, e che le prime due esterne siano contro due squadre con ambizioni di promozione, l'appena retrocesso Burnley e il sempre pericoloso Reading, che vorrà riscattare il non brillante campionato scorso.

La Championship del Nottingham Forest 2010-2011

Agosto 2010

7 – Burnley (A)
14 – Leeds (H)
21 – Reading (A)
28 – Norwich (H)

Settembre 2010

11 – Millwall (H)
14 – Preston (A)
18 – Hull (A)
25 – Swansea (H)
28 – Sheff Utd (H)

Ottobre 2010

2  – Doncaster (A)
16 – Barnsley (A)
19 – Middlesbrough (H)
23 – Ipswich (H)
30 – Portsmouth (A)

Novembre 2010

6 – Watford (A)
9 – Coventry (H)
13 – QPR (H)
20 – Cardiff (A)
27 – Leicester (A)

Dicembre 2010

4 – Bristol City (H)
11 – Scunthorpe (A)
18 – Crystal Palace (H)
26 – Middlesbrough (A)
29 – Derby (H) — 19:45 GMT

Gennaio 2011

1 – Barnsley (H)
3 – Ipswich (A)
15 – Portsmouth (H)
22 – Derby (A)

Febbraio 2011

1 – Coventry (A)
5 – Watford (H)
12 – QPR (A)
19 – Cardiff (H)
22 – Preston (H)
26 – Millwall (A)

Marzo 2011

5 – Hull (H)
8 – Sheff Utd (A)
12 – Doncaster (H)
19 – Swansea (A)

Aprile 2011

2 – Leeds (A)
9 – Reading (H)
12 – Burnley (H)
16 – Norwich (A)
23 – Leicester (H)
25 – Bristol City (A)
30 – Scunthorpe (H)

Maggio 2011

8 – Crystal Palace (A)

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Le prime fixture per la nuova stagione

In attesa del sorteggio per il campionato di lega, in programma per oggi, ieri sono state programmate due partite: una ufficiale e, tutto sommato, di modesto richiamo; la seconda, invece, amichevole ma di grande fascino.

Ieri, infatti, si è tenuto il sorteggio per il primo turno della Carling Cup, la vecchia Coppa di Lega, che è un po' il nostro trofeo feticcio, visto che è il torneo domestico che abbiamo vinto più volte, e è anche l'ultimo che abbiamo ottenuto. Non che ci voglia molto, in effetti, a essere il nostro ultimo trofeo, visto che la FA Cup più recente della nostra bacheca data al 1959, e è già, dunque, una signora di mezza età, mentre il nostro ultimo campionato (mi piace molto dire "il nostro ultimo campionato", come se ne avessimo vinti una decina) risale al 1978, e, quindi, se fosse un calciatore, sarebbe sulla via del ritiro. La nostra ultima Coppa di Lega, invece, è ancora un under 21, e potrebbe benissimo essere una compagna di squadra nella nazionale inglese giovanile dell'ultimo campionato del Liverpool, visto che risalgono entrambi al 1990.

Il sorteggio ci ha destinato un viaggetto al Valley Parade, o come caspero l'hanno sponsorizzato ora (windows qualcosa), per un incontro con il Bradford City, che milita in League Two, la quarta serie: il Bradford City è proprio la stessa squadra che abbiamo incontrato al City Ground il 12 di agosto dell'anno scorso, nel primo turno dello stesso trofeo. In quella occasione vincemmo facilmente per 3-0, con gol di Anderson, Blackstock e McGugan, di fronte a poco più di 4.000 spettatori; quest'anno si spera, naturalmente, di replicare. La partità avrà luogo in qualche data tra la prima e la seconda di campionato (quindi, o martedì 10 o mercoledì 11, presumibilmente).

La fotografia del gol di Blackstock nella partita dello scorso anno

La seconda partita annunciata ieri è, certamente, molto più affascinante: si tratta di un'amichevole di lusso, organizzata al City Grond, contro l'Olympique Lyonnais, la squadra vicecampione di Francia e semifinalista dell'ultima edizione della Champions League.
Indubbiamente, la sfida tra gli eterni wannabe del calcio europeo e una delle squadre più titolate del mondo presenta un grande fascino: speriamo che, in occasione della sfida, che si terrà il 28 di luglio, il Forest possa presentare qualche buon nuovo arrivo; in ogni caso, si tratta di una piacevolissima variazione alle solite amichevoli pre-campionato che hanno afflitto negli ultimi anni gli appassionati di Nottingham, partite di solito prive di reale attrattiva contro squadre delle Midlands già viste migliaia di volte. Speriamo nella ripresa televisiva (e nel relativo streaming…).

Vabbè, a dire il vero anche l'OL l'abbiamo già visto, sul Trent, anche se meno di recente del Bradford City: per la precisione, l'abbiamo incontrato nel terzo turno della Coppa Uefa 1995-96, una delle edizioni più divertenti e tecnicamente interessanti del trofeo minore europeo. Si trattò anche dell'unica partecipazione a una coppa europea del Forest nell'era post-Clough, e, conseguentemente, del nostro ultimo passaggio su quella che si usa definire "la ribalta internazionale".

Al primo turno avevamo incontrato i tradizionali avversari del Malmö, mentre al secondo avevamo eliminato un'altra squadra francese, l'Auxerre AJ. Per quanto riguarda la sfida contro l'OL, dopo una vittoria di misura per 1-0 al City Ground, la squadra, guidata allora da Frank Clark, riuscì a ottenere uno 0-0 nel temibile Stade de Guerlain; il Forest fu, però, eliminato al turno successivo (i quarti di finale) dal Bayern Monaco, che inflisse al Forest la più pesante sconfitta interna della sua storia in una competizione europea, e che avrebbe, infine, vinto la coppa in una bella doppia finale contro il Bordeaux; ma i Reds ebbero la soddisfazione, quell'anno, di essere, come nel 1979 e nel 1980, la squadra inglese a arrivare più lontano nelle competizioni europee.

La copertina del programma dell'ottavo di finale di Coppa Uefa Nottingham Forest-OL disputato nell'autunno del 1985

Come detto, si trattò di un'ottima edizione del trofeo. Fu la stessa Coppa Uefa della famosa eliminazione dell'Internazionale da parte del Lugano, e di quella, altrettanto celebre, ma questa volta per la qualità espressa dalle due squadre, del Milan da parte del Bordeaux di Dugarry, Lizarazu, Witschge e Zidane, con i Girondini capaci, nel ritorno casalingo, di ribaltare il 2-0 subito a San Siro con un 3-0 davvero sorprendente, in una delle partite più belle che io ricordi di aver visto.

Intanto, inserisco una breaking new: la campagna di Championship del Forest comincerà in salita: il 7 agosto con un incontro in trasferta contro il Burnley, retrocessa quest'anno dalla Premier League, e il 14 in casa contro una squadra neopromossa ma certamente temibile: il Leeds United: già nel giro di una settimana, dunque, potremo avere un primo parzialissimo responso sulla bontà delle ambizioni dei Reds. In un prossimo post, il calendario completo del Forest per la stagione 2010-2011.

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