4 maggio 1949 -€” Endecasillabo (sciolto).

A me piace il football, l’avrete capito.

Come dirò, penso che sia uno dei pochi luoghi in cui si sia andata a annidare la capacità mitopoietica degli esseri umani, di questo tempo, in fondo, devastato e vile.

E mi piace anche la poesia.

Tutte le grandi squadre hanno qualcosa di musicale, nello snocciolarsi delle loro formazioni.

L’Olanda, per esempio, con l’alternanza rossinana tra prestissimi monosillabici (Krol, Rep, Haan, Cruyff…) e grandi larghi, quasi arie, insenature dove il fiato e la fantasia possono riposare (Van Hanegem, Rensembrink…).

L’Ungheria, per esempio, che sembra l’allegro di un concerto per pianoforte di Bartok, aspra e bella come un suo 5/4. Boszik Buzansky Lantos Lorant Zakarias Budai Koscis Higdekuti Puskas Czíbor.

E c’è qualcosa di più musicale dell’inizio della formazione del nostro Forest? Shilton Anderson Gray, un verso che, nel suo nitore classico, potrebbe essere benissimo l’inizio di un ode di Tennyson.

Anche la formazione del Grande Torino è una di quelle che, nella mia vita, ho mandato a memoria.
Naturalmente.

Il Torino. Torino che sa, in una sera bigia di una primavera bigia come questa, di un dopoguerra bigio come questo, di una squadra, intera, amata e cancellata.

E fin qui.

A chi non vengono in mente queste cose, guardando giocare il Torino.
E questa è già poesia. A chi non viene in mente la sua fine, leggendo del primo apparire di Ettore.

Il Torino, ora, è un Ettore incomprensibilmente sopravvissuto a Achille, sfatto e stanco e un po’ rimbambito, che racconta all’angolo della strada, a gente frettolosa, il duello della sua vita.

Poesia. Ma non solo quella della propria epica; il Torino era poesia anche di quella vera, fatta di metri e versi. I nomi dell’estremo trio difensivo, se ci pensate, formano un endecasillabo, con ictus di quarta ottava decima.

Il più bello, tra gli endecasillabi. Un verso morbido e srotolato.

Anche senza sapere nulla di poesia, la gente amerà ripetere, per molte sere e anni, quei tre nomi dotati di un immanente fascino misterioso. Quell’incipit di musicale bellezza, come si conviene a una squadra formidabile.
Magari, quando ero piccolo, ripetendomela, qualcosa di quella musica è andata a depositarsi sotto il limitare della mia mente.

Come un tempo, nei paesi, sotto una pietra, la chiave di casa.

mi ritrovai per una selva oscura
e per la selva a tutta briglia il caccia
mi stringerà per un pensiero il core
Bacigalupo Ballarin Maroso
.

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1 Commento

Archiviato in grande torino

Una risposta a “4 maggio 1949 -€” Endecasillabo (sciolto).

  1. "Rosso come il sangue, forte come il Barbera" (Gianni Brera)

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