Il doppio Everest della famiglia Dowie

Sentite un po' questa: in Premier League, lo Hull City ha sei punti di distacco dal West Ham, e sei reti di distacco nella differenza reti, a due partite dalla fine. Questa non è una pura notazione numerica: il vero problema è che lo Hull City è terzultimo, e il West Ham di Zola quartultimo.
Questo significa che lo Hull City, per salvarsi, deve scalare un vero e proprio Everest a piedi nudi e senza bombola, anche alla luce del fatto che gli Hammers giocheranno domenica alle quattro al Craven Cottage, contro un Fulham probabilmente non concentratissimo, dopo l'impresona di giovedì; più incoraggiante per lo Hull l'ultima giornata, nella quale gli Hammers ospiteranno il Manchester €ity.

Lo Hull, invece, giocherà fuori casa contro uno Wigan che non ha più niente da chiedere al campionato, nel posticipo di lunedì, e l'ultima partita in casa contro il Liverpool, ancora in corsa per l'ultimo posto utile per la qualificazione in Europa League.Voglio dire, io non scommetterei la mia ultima sterlina sulla salvezza dello Hull. Nemmeno la penultima.

Iain Dowie, nato il 9 gennaio del 1965, è un rispettabile ingegnere aerospaziale quarantacinquenne.Dopo la laurea, impiegato alla British Aerospace di Luton, era solito giocare il sunday football per divertimento.
Durante una di queste partite, fu notato da un osservatore del Luton Town, che gli chiese se non volesse fare un provino con la squadra. Il provino andò bene, e, con una storia davvero d'altri tempi, Iain si ritrovò, da impiegato con la passione del calcio, a giocatore degli Hatters, una squadra di prima divisione (la vecchia Premier League, sia detto per i ragazzini che leggessero queste righe).
Firmò il suo primo contratto da professionista nel 1989, a ventiquattro anni compiuti.

Era un centravanti inglese di vecchio stampo, possente e legnoso, e, nella sua tardiva carriera, si tolse qualche soddisfazione. Giocò in diverse squadre di Londra, ma la parte più importante della sua carriera la passò al Southampton, dove giocò in attacco come riserva di due dei migliori centravanti inglesi del fine secolo, Alan Shearer e Matthew Le Tissier.

Anche se lui era inglese, sfruttò un nonno di Belfast per rendersi "eleggibile" per l'Irlanda del Nord, e la crisi di talenti di quella nazione gli permise un'ottima carriera internazionale, con quasi sessanta cappellini verdi e 12 reti.

La sua carriera finì poco gloriosamente, come riserva nel Crystal Palace, nel West Ham e nel QPR, dove divenne giocatore-allenatore della squadra riserve. Ci prese gusto, a allenare, tanto che, nel 1998, traghettò la prima squadra dall'esonero di Ray Harford alla nomina di Garry Francis.

Dopo che ebbe appeso definitivamente le classiche scarpette al classico chiodo, la passione per i campi verdi e per i tetti spioventi ebbe la meglio su quella per l'aerodinamica, e divenne assistente di Mick Wadsworth all'Oldham, nel 2002, succedendogli dopo l'esonero.La sua consacrazione da allenatore, però, la ebbe al Crystal Palace, club nel quale, invece, ebbe scarso successo come giocatore. Entrato in carica alla fine del 2003, con le aquile in grave crisi, diciannovesima in Division One, l'attuale Championship, e le portò fino ai play-off, dove sconfisse Suderland e West Ham per conquistare sorprendentemente la promozione in Premier League.

Passò al Charlton nel 2006, rompendo il contratto con il Palace in modo non adamantino, poi ha allenato senza eccelse fortune il Coventry e il QPR. Dal 1° aprile del 2009 aiutò Shearer nell'impresa, rivelatasi impossibile, di tenere le Gazze in PL.

Il 17 marzo di quest'anno è stato chiamato al capezzale di un'altra squadra, lo Hull City, per cercare di regalare al club il terzo anno in Premier League. Come abbiamo visto all'inizio, le possibilità di riuscita nell'impresa sono, a questo punto, davvero remote.

Natasha Dowie è nata ventitré anni dopo lo zio, proprio nello stesso periodo in cui Iain firmò il suo primo contratto da professionista. La sua vocazione è stata molto più precoce, tanto che è stata protagonista di una finale di una Women's FA Cup con il Charlton Athletic nel 2007, mentre Iain allenava la squadra maschile, e è stata titolare nell'Inghilterra under 20 ai mondiali cileni del 2008; quella del 2007 fu una finale persa rovinosamente contro l'Arsenal, il vero e proprio rullo compressore del calcio inglese femminile. Dopo quella finale, Natasha passò all'Everton, squadra con la quale ha già vinto una coppa di lega.

Lunedì prossimo, il Bank Holiday, giorno dedicato alla finale della Women's FA Cup, Natasha si troverà a scalare un Everest ancora più alto e impervio di quello cui il destino ha messo di fronte lo zio: si troverà a giocare con le Toffees proprio la finale di coppa contro l'Arsenal, la stessa squadra, praticamente invincibile, che aveva distrutto tre anni fa il sogno del Charlton. È un Everest di speranza invece che di paura, questo è vero, ma l'impresa non è meno impossibile.

Anche Natasha gioca centravanti, e ha segnato la rete con la quale l'Everton ha aperto le marcature contro il Barnet, nella semifinale di coppa vinta 2-0 dalle Blue Ladies, lo stesso giorno in cui l'Arsenal, vincitore delle ultime quattro edizioni della coppa e degli ultimi sei campionati, ha distrutto il Chelsea per 4-0 nell'altra semi (l'Arsenal ha vinto anche otto degli ultimi nove campionati: e i colleghi maschi pensavano di essere loro, gli "invincibili"…).

Che cosa c'entra questo con il presente blog? Be', è vero che questo è un blog sul calcio inglese, ma un legame con il nostro amato Forest deve esserci. Be', c'è: il City Ground è uno degli stadi che ospita la finale della Women's FA Cup, e la finale di quest'anno si svolgerà proprio sulle rive del Trent.

Il giorno della finale di coppa è una festa, per la città di Nottingham, con decine di migliaia di tifosi (il City Ground è sempre pieno, in questa circostanza) che arrivano in città e passano la mattina e il mezzogiorno sul fiume, nei locali e nei ristoranti convenzionati con la Women FA per agevolare i possessori del biglietto per la finale.
Le ragazze del Forest sono in Premier League, beate loro, ma non hanno mai raggiunto la finale di coppa.

Vabbè, visto che su questo sito si fa il tifo per gli underdog, e visto il terribile fine settimana che li aspetta, all the best, Natasha, all the best, Iain.

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4 commenti

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4 risposte a “Il doppio Everest della famiglia Dowie

  1. Eh sì, sono proprio due Everest da scalare. Ritengo che l'Hull  abbia le stesse possibilità di salvarsi di quante ne avesse l'Everton di andare in Coppa Uefa. Leggermente maggiori sono le probabilità di successo per le  Toffees (ma siamo sull'ordine dello "zero virgola") contro le imbattibili Gunners.Si giocherà in un City Ground presumibilmente pieno e questo testimonia la superiore cultura sportiva inglese rispetto a quella del resto del continente.Poi lo stadio del Forest è in una posizione fantastica: fiume-prato-stadio. Ci passerei le giornate.

  2. Infatti. Una partita al City Ground in settembre o a primavera è davvero bella. Una finale di coppa diventa stupenda. E devo dire che, anche d'inverno, con la nebbia che si arrotola fuori dal Trent, come dice la canzone della squadra, la collocazione del City Ground è davvero magica. Tanto più mi sembra insensato il progetto del nuovo stadio. Ma di questo avremo occasione di parlare.

  3. Il miracolo è avvenuto: l'Everton Ladies ha battuto le imbattibili Gunners per 3-2 proprio con un gol di Natasha Dowie a tre minuti dalla fine dei tempi supplementari.Ma i miracoli non si ripetono mai e purtroppo, nello stesso pomeriggio, Iain Dowie non ce l'ha faceva a salvare l'Hull.

  4. Ho scritto un post per l'occasione! Ti ho anche citato!

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