Clough hails the new Brian Clough

Per chi, guardando la partita tra Barça e Inter di ieri sera, ha pensato con nostalgia alla barricata eretta da Brian Clough nella finale contro l'Amburgo, e alla partita del Leeds del dopo-Clough contro il Barcellona di Cruyff e Neeskens al Nou Camp, dove Jimmy Armfield organizzò un altro muro storico, quando nessuno dava loro una lira, e portò i suoi vecchietti in finale — non che non pensi di essere l'unico al mondo a pensare con nostalgia a quelle cose — per tutti loro — quindi per me stesso — nel giorno della sua definitiva consacrazione a grandissimo del calcio di tutti i tempi, ripropongo l'unico incrocio di cui io sia a conoscenza tra Brian Clough, il nume tutelare di questo blog, e Jose Mourinho.

Il più grande allenatore dell'era classica del calcio (era che va, a mio avviso, dall'inizio della Coppa dei Campioni all'avvento della Champions League e della Premier League) incoronò come suo successore il più grande allenatore dell'era contemporanea in un'intervista pubblicata dall'Independent il 29 settembre 2004, una settimana dopo la morte del Maestro. Mourinho aveva appena vinto la Champions League con il Porto, e era passato al Chelsea, ma era ancora lontano dall'avere la fama e la statura manageriale che ha ora: ma, anche in questo caso, il vecchio Brian dimostrò di avere la vista lunga.

Mourinho è, a mio avviso, il più grande allenatore dall'inizio degli anni novanta a oggi (è un'opinione, appunto, non verificabile e non confutabile con certezza, ma dibattibile all'infinito nei commenti, se vorrete).

Tra gli allenatori contemponranei a lui comparabili, Ferguson — il cui vero capolavoro da allenatore restano, secondo me, gli anni dell'Aberdeen — ha scelto di diventare il padrone di una società comunque sia grandissima, e ha raccolto meno a livello europeo di quanto non ci si sarebbe potuti aspettare. Prima di morire, Clough, che non lo amava affatto, disse di lui compared to him, I've got two of them, and I don't mean balls. No, si riferiva alle Coppe dei Campioni.

Hiddink e Van Gaal, pure superiori a livello tattico rispetto al guru di Setubal, non hanno l'istinto omicida dello Special, l'istinto che fa di un grande sportivo un fuoriclasse assoluto; Sacchi, pure grandissimo, il padre degli allenatori contemporanei così come Clough fu il punto terminale dei grandi allenatori classici, è stato, in fondo, l'allenatore di una sola squadra. Capello, infine, è stato grandissimo in ambito domestico; ma, dopo aver beneficiato della statura internazionale del Milan di Sacchi, con le altre sue squadre ha sempre fallito le campagne europee, vera pietra di paragone per la statura di un grande allenatore contemporaneo. Senza contare che ha sempre lasciato dietro di sé delle squadre in macerie, al contrario di quanto non hanno fatto gli altri grandi citati in queste righe.
Mou, dal canto suo, dopo il miracolo con il Porto, ha fatto di due squadre messe su a caso da miliardari incompetenti due macchine da guerra animante da inimitabile spirito di gruppo.

È questo il motivo per cui gli altri due grandi miliardari incompetenti del calcio mondiale, i padroni del Manchester €ity e del Real Madrid, lo vorrebbero. Per trasformare il loro agire imbelle, spendaccione e arrogante in mecenatismo acuminato e vincente.
Io spero che Mou resista, e che, quando abbandonerà l'Inter (perché andrà via, a missione compiuta), scelga, per lo meno, una "grande" tradizionale del calcio inglese, Liverpool o Manchester United.
Anche se, naturalmente, il mio sogno impossibile sarebbe quello di vederlo sporgere dalla panchina del City Ground in un nuovo ciclo da leggenda per il Forest, magari con Martin O'Neill al fianco, come una sorta di Peter Taylor.

Anche se, visto il suo gusto nel vestire, dubito che lo potremmo mai vedere sbracciarsi invocando il pressing infagottato dentro una felpona verde di due misure più grande della sua.



Jose Mourinho è stato salutato come "il nuovo Brian Clough" dall'ex manager del Nottingham Forest stesso, in una delle sue ultime interviste.

Clough, la cui morte, avvenuta la scorsa settimana, ha raccolto l'immane e commosso tributo di tutto il mondo del calcio, vinse due Coppe dei Campioni con il Forest, nonostante lo scarso potere economico della squadra dell'East Midlands. Sotto molti aspetti, furono successi comparabili a quello del Porto, condotto da Mourinho alla conquista dell'ultima Champions League, un anno dopo averlo portato a sollevare la Coppa Uefa.

Proprio come "Old Big 'Ead", Mourinho è abbastanza incline a dichiarazioni pubbliche roboanti, avendo detto di sé stesso di essere uno "special manager", poco dopo il suo arrivo a Stamford Bridge. In una recente intervista con il Magazine ufficiale della Champions' League pubblicato questa settimana, Clough ha dichiarato: "Mi piace lo stile di Mourinho, c'è un po' del giovane Clough, in lui. Tanto per cominciare, è un bel ragazzo*; poi, proprio come me, non crede nel calcio delle star. È ossessionato dallo spirito di squadra e dalla disciplina."

"I giocatori devono conformarsi con la sua visione e con il suo stile di gioco, il che è sacrosanto. La sua filosofia è non confondere i giocatori, fare le cose semplici."

Tra le altre dichiarazioni di Brian Clough: "Sono stato davvero rincuorato dal fatto che Porto e Monaco hanno raggiunto la finale di Champions' League, l'anno scorso. Rispetto a Real Madrid e Manchester United, non hanno nulla del loro potere economico e finanziario, e il loro successo è stato molto imbarazzante per un sacco di squadre."

"Io feci la stessa cosa con il Nottingham Forest, vincendo la Coppa Europa per due anni di fila. E lo feci perché ero un buon manager, non sventolando qua e là il libretto degli assegni. Quando vinsi la Coppa dei Campioni, un quarto di secolo fa, non ebbi bisogno di mandare in rovina il Nottingham Forest, per farlo."

The Independent, 29 settembre 2004

 

* Brian Clough ci aveva davvero la fissa di essere un bel tipo. Era davvero un bellissimo ragazzo, da giovane, e un bell'uomo, prima di gonfiarsi e di rovinarsi con l'alcol. È celebre una sua battuta, rivolta alla mitica ala scozzese bi-campione d'Europa, John Robertson, che non era esattamente un Adone: "John Robertson was a very unattractive young man. If one day I was feeling a bit off colour, I would sit next to him. I was bloody Errol Flynn compared to him."
Naturalmente, visto il suo affetto per John, Brian corresse immediatamente il tiro: "But give him a yard of grass and he was an artist. The Picasso of our game."

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5 commenti

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5 risposte a “Clough hails the new Brian Clough

  1. Anche io tendo a considerare come epoca classica quella che va dalla nascita della Coppa dei Campioni fino al diffondersi delle pay-tv (che poi è coincisa con l'inizo della Champions League e della Premier League). Da quel preciso istante è inziata l'era moderna (anche se in Italia si tende a farla coincidere con la riaperturea delle frontiere nel 1980). Mentre l'epoca romantica, secondo me, è finita insieme all'avventura del Grande Torino.Ma vengo al punto: tra Clough e Mourinho è innegabile che vi siano delle somiglianze, soprattutto a livello caratteriale. Entrambi istrionici e, talvolta, provocatori. Però, dal punto di vista tecnico, noto una differenza tra i due, a vantaggio di Clough. Il manager che fu dei Rams e del Forest seppe vincere chiedendo pochi sforzi economici alla società mentre Mou tende a far investire parecchio denaro ai propri presidenti. E' d'altra parte vero che il calcio è cambiato e che il dislivello tra le grandi e le medie o medio-piccole squadre, è notevolmente aumentato. E senza disponibilità economiche è impensabile oggigiorno poter vincere.Comunque Mourinho ha lasciato il cuore in Inghilterra. Gli piace quel calcio e quell'ambiente (sicuramente meno provinciale del nostro) e, prima o poi, sono convinto che vi ritornerà. E se conosco un poco il personaggio, vorrà  tornare da vincente. Magari con un Coppa dei Campioni in bacheca.

  2. C'è moltissimo di vero in quello che dici. Farò solo due osservazioni:1) Clough parlava del Mourinho del 2004, quello che aveva appena vinto due coppe europee con il Porto, che non era esattamente una potenza economica. Nell'intervista, che ho messo ora in traduzione, Clough specifica bene questa somiglianza.2) È verissimo anche che, dopo l'esperienza con il Porto, Mou è diventato il braccio armato di tutti i ricchi cialtroni che non hanno mai vinto nulla e che vogliono vincere qualcosa, da Abramovic a Moratti. Va detto, però, che l'idolatria che hanno i suoi giocatori per lui somiglia molto a quella che avevano per lui i giocatori di Brian, e che i successi dei due, più che sul gioco, spesso brillante ma molto più spesso accorto e speculativo, fanno leva sullo spirito di squadra e sulla convinzione nei propri mezzi.Sulle altre cose, sono d'accordo. In particolare:1) Sono perfettamente d'accordo con te sulla distinzione tra le varie ere: pensavo anch'io di chiamare quella precedente alla fase classica la fase "romantica", che, secondo me, più che dai due eventi riconosciuti mondialmente come decisivi per la fine del calcio romantico (la fine del Grande Torino e la sconfitta dell'Ungheria ai mondiali da parte dei tedeschi dopati e sponsorizzati dall'Adidas), fu segnata dalla leggendaria finale di FA Cup del 1953, vinta dal Blackpool di Mortensen e Stanley, il definitivo canto del cigno dell'età eroica del calcio inglese, che già avvertiva, nei vagiti dei Busby Boys, il richiamo della modernità. La fase "romantica" parte, secondo me, dai primi mondiali, corrispondenti all'inizio del "regno" di Chapman all'Arsenal, uno dei più grandi innovatori della storia del calcio, se non il più grande. Per le fasi precedenti, non mi sono fatto ancora un'opinione precisa.2) Sono perfettamente d'accordo anche sull'amore di Mourinho per l'Inghilterra. È chiaro che, in caso di vittoria della Coppa dei Campioni, Mou andrà via: non rimarrà un altro anno per fare peggio, e rivincere la Coppa dei Campioni è un'impresa praticamente impossibile. Mi dispiace solo che, tornando in Inghilterra, andrà forzatamente a allenare una squadra smiliardata. Penso che solo le due di Manchester siano candidate possibili. E non è che proprio altri anni di dominio del Manchester o, peggio, nuovi anni di dominio del €ity siano proprio nei miei sogni.

  3. Sì, resta avvolta nel mistero quella finale tra Ungheria  e Germania, anche perchè pochi giorni prima gli ungheresi diedero un bella scoppola ai tedeschi. Come resta un mistero il fatto che una formidabile scuola com'era quella ungherese scomparve così precocemente dal grande calcio.Forse gli anni antecedenti ai campionati del mondo si potrebbero identificare come era pionieristica del football.

  4. Sì, la scomparsa della scuola ungherese è un grande mistero. Però, per lo meno, ieri sera Gera era baciato dallo spirito di Bozsik, con rispetto parlando.

  5. anonimo

    Interessante questo post,non ne sapevo dell'esistenza…

    Mi sembra tutto,o quasi,condivisibile.
    Che Josè ami l'Inghilterra non è un mistero per nessuno,che verrà allo United pure (anche prima che si sapesse della sua clausola nel contratto col Real in caso di 'chiamata' da OT -che poi è come dire che le merengues sono un club un gradino sotto lo United…-).
    Le somiglianze con Clough ci son tutte,e non possiamo nemmeno dare a Mourinho la colpa che il calcio sia cambiato (quindi per vincere o hai i soldi o…),ma d'altronde lui la sua impresa con una non big l'ha già fatta.
    Inoltre,come tu ben dici,lui sa trasformare una accozzaglia di campioni o presunti tali in un team vincente,cosa che non è affatto da poco.

    Mi è venuto da ridere quando Clough ha parlato del ''good-looking'',e anche in questo si somigliano,cioè(al di là del bello-meno bello):al bando la falsa modestia.Meglio la schittezza e,perchè no,la rivendicazione delle proprie qualità anche in pubblico.Punto di contatto che avevo già evidenziato nei miei commenti all'altro post.
    Poi le battutte cattivelle…anche in questo si somigliano!
    (E io adoro queste persone,perchè anch'io,nel mio piccolo,non ho peli sulla lingua)

    ''non è che proprio altri anni di dominio del Manchester……siano proprio nei miei sogni.''
    Però ci sono nei miei!

    Per finire,su Ferguson:
    L'hai riscritto nell'altro tuo commento:''ha scelto di diventare il padrone di una società comunque sia grandissima''.

    Potresti spiegarti meglio?Cioè,questo è verissimo,ma in che modo pensi abbia potuto nuocere alle campagne europee dello United?Perchè mi sembra che tu tracci delle relazioni tra le due cose.Che colpa in particolare imputi allo scozzese?
    (Che io ritengo il top dei manager -non solo allenatori….,Josè non è un manager- contemporanei,o comunque degli ultimi 30 anni?)
    Lui a 69 anni ha raccolto quanto il portoghese in Europa a livello di CL,ma la serie innumerevoli di tronfi che lo rendono il più vincente (credo in assoluto) difficilmente sarà eguagliata dallo stesso immenso Mourinho (che parla di Sir Alex come il migliore,non so quanto sinceramente convinto di ciò),o da altri grandi contemporanei ancora in attività.

    MAN U fan

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