1. La vittoria in campionato

Era la stagione 1977-78, e il Forest era stato appena promosso in Prima Divisione, l’attuale Premier League. E, va detto, la promozione era stata ottenuta per il rotto della cuffia: i Reds erano arrivati terzi dopo il Chelsea e i Wolves, e avevano preceduto di un solo punto il Bolton e il Blackpool, arrivati quarti.

La rosa del Nottingham Forest 1977-78

Anzi, il batticuore per la promozione si era prolungato oltremisura: allora il calcio inglese non viveva ancora le ansie tutte continentali per le pari opportunità, e gli innumerevoli rinvii della stagione avevano portato il Forest a chiudere il proprio campionato (42 partite) con 52 punti, mentre il Bolton doveva recuperare ancora tre partite, e aveva solo quattro punti di svantaggio: gli Wanderers, dunque, sapevano che, se avessero ottenuto cinque punti, sarebbero stati promossi (la differenza reti, infatti, era nettamente favorevole al Forest, e, a meno di pastette sudamericane, da questo punto di vista un recupero dei Bianchi era impensabile). Il Bolton vinse la prima delle tre partite per 1-0 contro il Cardiff, e nella seconda avrebbe ospitato i Wolves, ampiamente promossi. Gli Old Goldies fecero vedere al mondo, però, perché allora gli Inglesi se ne fregavano della contemporaneità delle partite, e andarono a sbancare il Burnden Park per 1-0. Al Bolton non restava che cercare di battere i Bristol Rovers per 13-0 nell’ultima partita, ma non andarono più in là di un 2-2. Insomma, fu una promozione travagliata, e non oso pensare a quello che hanno passato i tifosi del Forest seguendo per radio le ultime partite dei Bianchi.

Il Forest era una squadra di tradizione non più che decorosa, in perenne ascensore tra prima e seconda divisione, con qualche sporadica puntata in terza; e aveva collezionato, nei suoi 113 anni di vita, un palmares non più che decoroso: due FA Cup, una nel 1959 e una, addirittura, nel secolo precedente, nel 1898; quest’ultima, particolarmente soddisfacente, perché ottenuta battendo in finale i favoritissimi arcirivali del Derby County.

Quindi, voglio dire, nulla lasciava presagire quello che sarebbe successo nei tre anni successivi. Nulla, tranne il suo manager.

Brian Clough aveva allenato il Derby County a partire dal 1967, raccogliendolo sempre in Seconda Divisione, e, dopo averlo portato alla promozione, lo guidò a uno storico primo titolo nazionale, nel 1972. Dopo aver litigato con la dirigenza degli Arieti fu licenziato, allenò per breve tempo il Brighton, e poi, nel luglio del 1974, fu chiamato a dirigere il Leeds United campione d’Inghilterra, dove rimase per i famosi 44 giorni magistralmente raccontati da David Peace.

Nel gennaio del 1975, la stessa stagione calcistica, quindi, del suo allontanamento dal Leeds United, Brian Clough fu chiamato al Forest; quando Brian entrò in carica, il Forest vegetava al 13 posto della seconda divisione, e il nuovo allenatore, apparentemente, non cambiò in nulla il grigiore della situazione; anzi, alla fine i Reds arrivarono al 16° posto. Nel 1975-76 il Forest arrivò 8°, ma, a quel punto, Brian era riuscito a convincere il suo non altrettanto famoso ma altrettanto bravo alter ego, Peter Taylor, straordinario scopritore di talenti a buon mercato, a abbandonare a sua volta il Brighton, dove il buon Pete era rimasto, per seguirlo sulle rive del Trent.

E i due cominciarono a costruire una squadra molto buona, mettendo insieme improbabili giocatori di Sunday League (Garry Birtles, arrivato, però, l’anno dopo il titolo nazionale), giovanotti di belle speranze (Viv Anderson e Tony Woodcock), giocatori anziani e affidabili (McGovern e Gemmill), e giocatori inspiegabilmente lasciati ai margini del grande calcio inglese, nonostante il loro enorme talento (come John Robertson, che all’arrivo di Clough al Forest tirava a campare nella squadra riserve per colpa del suo fisico pingue, o Martin O’Neill).

La cosa singolare, infatti, è che l’ossatura della squadra che avrebbe raccolto tanti trionfi negli anni successivi era già al Forest quando Brian e Peter arrivarono: John Robertson, Martin O’Neill, Ian Bowyer, Viv Anderson, Frank Clark e Tony Woodcock. Clough aveva portato subito al Forest due suoi “pretoriani”, che lo avevano seguito sin dai tempi dell’Huddersfield, John McGovern e John O’Hare, e, per attrezzare la squadra alla Prima Divisione, ingaggiò, praticamente, solo quattro giocatori: un portiere: Peter Shilton, dallo Stoke City; due difensori centrali: Kenny Burns, da Birmingham City, e Larry Lloyd, da Coventry City; e un motore di centrocampo, un giocatore instancabile e dai piedi fatati come solo gli Scozzesi di quell’epoca d’oro sapevano essere: Archie Gemmill, da Derby County.

Doveva essere, nella migliore delle ipotesi, una stagione di consolidamento in Prima Divisione; invece, dopo una cavalcata impressionante che vide imprese leggendarie come una vittoria per 4-0 a Old Trafford, il Forest terminò la Lega al primo posto, con 7 punti di vantaggio sui campioni d’Europa del Liverpool, battuti per 1-0 anche nella finale di Coppa di Lega.

Fu uno dei campionati più belli e pazzeschi di quel periodo d’oro che fu, forse, il migliore della storia del calcio inglese; basti dire che al Match of the Day del New Year’s Eve, nel quale il Forest aveva regolato per 3-1 il Bristol City, furono trasmesse le seguenti partite: Birmingham City 4-5 Chelsea, Coventry 5-4 Norwich e Everton 2-6 Manchester United.

Kenny Burns fu nominato Writers Player of the Year, Peter Shilton Players Player of the Year, Kenny Burns vinse il premio per il Goal of the Year, Tony Woodcock Young Player of the Year e Brian Clough, naturalmente, Manager of the Year. Dopo aver vinto solo 4 trofei in 113 anni di storia, 2 FA Cup e 2 titoli di Seconda Divisione, il Forest aveva vinto nello stesso anno il suo primo (e per ora ultimo) campionato inglese, e la sua prima Coppa di Lega. Sarebbero arrivati secondi dietro il Liverpool l’anno successivo, ma avrebbero vinto la prima Coppa dei Campioni, e ancora la Coppa di Lega, e l’anno successivo ancora avrebbero rivinto la Coppa dei Campioni. Il record di imbattibilità in campionato di 42 partite realizzato da quei ragazzi a cavallo tra il 1977 e il 1979 fu battuto solo dall’Arsenal degli Invincibili, nel 2004.

Per la seconda volta in sei anni, Brian Clough aveva portato un grigio club delle Midlands dalla Seconda Divisione al titolo nazionale: nessuno allora lo sapeva, ma da lì in poi sarebbe cominciato il suo lento declino, nonostante i due titoli europei. Ma la sua fama di più grande manager inglese del periodo classico del calcio (quello che va, più o meno, dalla nascita della Coppa dei Campioni alla nascita della Premiership e della Champions League) era stata ormai scritta indelebilmente.

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